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Telefonica fa sponda con Mediaset ma la vera partita è su Tim Brasil

Come mai Telefonica ha accettato di sborsare altri 100 milioni di euro per l’11,11% di Mediaset Premium dopo aver già pagato 365 milioni per il 22% di Digital Plus posseduto dal Biscione? Cesar Alierta, il potente presidente della società spagnola, non è conosciuto come uno che fa regali, soprattutto agli italiani. Probabilmente il prezzo per far uscire Mediaset dalle attività di pay tv della Spagna comprendeva anche questo ticket, che comporta un vantaggio notevole per la società guidata da Pier Silvio Berlusconi. E cioè fissa un prezzo per Premium che altri pretendenti saranno poi costretti a riconoscere. E 900 milioni di “equity value” per una azienda che perde circa 80 milioni all’anno, è una valutazione molto rotonda. L’emittente Al Jazeera, controllata dal ministero della Cultura del Qatar, se vorrà entrare con una quota consistente in Mediaset Premium non potrà spuntare meno di quel prezzo, che è molto vicino al miliardo di euro che Berlusconi jr ha sempre proposto ai potenziali investitori.

Quell’11%, però, per Telefonica non ha molto senso strategico. L’incrocio tra società di tlc e società di pay tv è giustificato se serve a incentivare i consumatori ad acquistare nuovi collegamenti in fibra ultraveloce, capaci di sopportare una tv via cavo e i servizi ad essa collegati, tra cui una profilazione del cliente che il satellite non può fornire. Ed è questa la logica che ha spinto Telefonica a spendere più di un miliardo per Digital Plus, contrastando in tal modo la discesa nel campo spagnolo di Vodafone, che ha acquistato a caro prezzo la pay tv via cavo Ono. In Italia, però, Telefonica possiede il 14,7% di Telecom Italia che ha già fatto un accordo di questo tipo con Sky e che permetterà di raggiungere con la fibra gli utenti (circa 1,5 milioni) che il satellite non riesce a coprire. L’ingresso di Alierta in Mediaset Premium, concorrente italiano di Sky, risulta dunque difficile da spiegare dal punto di vista industriale. A meno che l’arcigno manager aragonese non abbia in mente un progetto che possa portare in futuro Mediaset a entrare in Telecom Italia.
Tuttavia prima di arrivare a ciò occorre passare per il collo di bottiglia del Brasile dove nei prossimi mesi dovrà risolversi la partita intorno a Tim Brasil. Il management di Telecom guidato da Marco Patuano sta stringendo il cerchio per una fusione con Gvt, l’operatore di rete fissa posseduto da Vivendi. E dalla sua parte ora vi sono anche gli azionisti italiani, come Mediobanca, che ai tempi di Franco Bernabè avevano scartato l’operazione. Un recente incontro tra Alberto Nagel e Vincent Bollorè, fresco presidente di Vivendi, è servito a focalizzare ancor meglio l’operazione brasiliana. L’integrazione tra Tim Brasil e Gvt farebbe nascere il principale operatore integrato del paese con telefonia fissa, mobile e pay tv con contenuti Vivendi. Ed è ciò che Alierta teme di più avendo Telefonica puntato tutte le sue carte su Vivo, ad oggi ancora il primo operatore mobile del paese. Proprio per questo motivo Alierta è l’ispiratore di una eventuale offerta che il campione nazionale Oi e la banca Btg Pactual potrebbero avanzare per l’acquisto di Tim Brasil, con l’obbiettivo di spezzettarla tra i tre competitor esistenti, Vivo, Claro e la stessa Oi. Offerta che, se arriverà, Patuano porterà in cda con la procedura riservata alle parti correlate, essendo Telefonica il principale azionista di Telecom. E che alla fine andrà al vaglio anche dell’assemblea dove Alierta spera di contare sull’appoggio di alcuni grandi fondi, come Blackrock, presenti anche nel capitale di Telefonica e che potrebbero trarre vantaggio da una crescita del titolo spagnolo conseguente a una razionalizzazione del mercato del mobile brasiliano.
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