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Telefonica cede a H3G la controllata in Irlanda

Telefonica incassa 850 milioni cedendo a Three, la sussidiaria irlandese di Hutchison Whampoa, il 100% di Telefónica Ireland. E, parole sue, con quest’operazione dà impulso «alle dinamiche competitive di quell’area». Ma soprattutto va a incedere positivamente sulla sua posizione debitoria rendendo ora più vicino l’obiettivo di portare l’esposizione a fine anno a 47 miliardi.
Degli 850 milioni concordati, infatti, 780 milioni verranno pagati cash e concorreranno al ridimensionamento dell’indebitamento netto, gli altri 70 milioni verranno versati al raggiungimento di precisi risultati finanziari. «Questa operazione – spiega Telefonica – rientra nella strategia di una gestione attiva del portafoglio partecipazioni per migliorare la flessibilità finanziaria del gruppo». Da poco meno di un anno Telefonica ha infatti avviato un piano di dismissioni degli asset non strategici per provare ad abbattere la propria esposizione che, in una fase di mercato così delicata, sta rendendo complicato il perseguimento di qualsiasi opzione industriale. Un vincolo da non sottovalutare, tanto più vista l’aria che si respira in Europa in materia di consolidamento del settore tlc. In virtù di questo, Telefonica si è fissata come obiettivo quello di portare l’indebitamento netto a fine anno a 47 miliardi. Un traguardo che con l’ultima operazione dovrebbe essere più accessibile. Allo stato, secondo i calcoli degli analisti, infatti, il debito del gruppo tlc sarebbe scesa al di sotto dei 50 miliardi, attorno a 49,5 miliardi.
La diminuzione è frutto di una serie di operazioni messe in atto dalla compagnia negli ultimi mesi. Recentemente, infatti, Telefonica ha ceduto il 40% delle proprie attività centroamericane in Nicaragua, Guatemala, El Salvador e Panama, per 500 milioni di dollari. Quindi ha venduto sul mercato un consistente pacchetto di azioni proprie, circa 90 milioni di titoli a 10,8 euro per azione, ricavandone 975 milioni. Ora la cessione della controllata irlandese per altri 850 milioni. In tutto ha incassato qualcosa come 2,1 miliardi, tutti impiegati per ridimensionare il debito che a fine marzo era salito a 51,8 miliardi di euro.
Circa le prossime mosse, un faro è evidentemente puntato su Telecom Italia e quel che ne farà del proprio 10,3%, quota in trasparenza considerato che ha poco più del 46% di Telco, la cassaforte che detiene il 22,4% del gruppo telefonico italiano. Di fatto la domanda che si fa il mercato è quanto Telecom Italia sia, come sempre dichiarato da Telefonica, ancora «un investimento di lungo termine di carattere industriale». Complice il fatto che, sull’operazione chiave di scorporo della rete, dopo avere manifestato il proprio dissenso, il rappresentante del gruppo spagnolo nel cda Telecom, in quell’occasione Julio Linares, ha deciso di astenersi.

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