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Telefonica, «buco» da 438 milioni

Non c’è solo la partecipazione in Telco-Telecom Italia a dare dispiaceri a Telefonica. Adesso ci si mette anche l’America latina, che è il cuore dell’impero della compagnia iberica. L’8 febbraio scorso infatti il Governo di Caracas ha deciso una drastica riduzione della moneta locale, abbattendo del 46,5% il tasso di cambio del bolivar nei confronti del dollaro da 6,3 a 4,3. Risultato: il gruppo presieduto da Cesar Alierta è stato costretto a fare i conti con Chavez. In una nota trasmessa il 15 febbraio alla Consob spagnola e alla Sec americana, Telefonica ha comunicato che subirà una perdita pre-tasse straordinaria di 438 milioni di euro, a valere sul 2012, e che quest’anno dovrà svalutare i propri attivi netti di circa 1 miliardo.
La perdita extra del 2012 deriva principalmente dal valore, andato in fumo in conseguenza della svalutazione del cambio, dei dividendi parcheggiati in Venezuela in attesa del rimpatrio. Un tesoretto di cedole non staccate, accumulato nel tempo che, secondo le stime degli analisti del Banco Sabadell, ammontava a oltre un miliardo di euro prima del blitz valutario. Come l’Argentina, infatti, anche il Venezuela blocca da anni il trasferimento dei dividendi all’estero. La svalutazione patrimoniale da un miliardo – di cui 873 milioni relativi agli attivi finanziari netti – è un altro duro colpo per il gruppo che in Venezuela, dove è leader nel mercato delle telecomunicazioni, genera il 6,5% del risultato operativo consolidato (secondo i dati di bilancio aggiornati al 30 settembre).
Nel documento consegnato alle autorità di Borsa, Telefonica ha spiegato che, poichè la svalutazione del bolivar è successiva alla chiusura dell’esercizio, non rettificherà le scritture contabili che facevano riferimento al vecchio cambio di 4,3 contro il dollaro. Il bilancio 2012 dovrà però recepire la perdita lorda di 438 milioni, senza alcun impatto sul debito. Per l’esercizio 2013 Telefonica utilizzerà invece il nuovo rapporto di cambio, con la prevista decurtazione di un miliardo sul patrimonio netto, stima basata sugli attivi netti al 31 dicembre 2012. Risultati e cash flow dal Venezuela saranno tradotti in dollari col nuovo cambio a valere dal primo gennaio di quest’anno.
Cattive notizie che in parte il mercato aveva già scontato. «Riteniamo che la maggioranza degli analisti valuti zero gli asset di Telefonica in Venezuela – è il commento di Fidentiis – È noto che la compagnia non ha potuto rimpatriare la cassa. E per quanto ci riguarda riteniamo perciò che le implicazioni pratiche della svalutazione in Venezuela abbiano impatto pressochè nullo sulla valorizzazione di Telefonica».
Nessun impatto sul debito, si è premurata di precisare Telefonica che è impegnata in una drastica cura dimagrante per ridurre il debito accumulato per finanziare un decennio di espansione in America Latina e salvare così il proprio livello di rating. Secondo gli analisti, con le dismissioni, i risparmi di costi e la sospensione dei dividendi, Telefonica dovrebbe essere in grado di presentare con i risultati del 2012 (attesi per il 28 febbraio) un rapporto net debt/Ebitda sceso a 2,35 volte rispetto al precedente di 2,65 volte di fine giugno. Se ci riuscirà, sempre secondo gli analisti, Telefonica potrebbe evitare il previsto spin-off delle sue attività in America Latina.

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