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Telefonica avvia la discesa in Telecom

Telefonica avvia il disimpegno da Telecom Italia lanciando un bond a tre anni da convertire in azioni ordinarie Telecom Italia che, a regime, porterà la quota degli spagnoli dal 14,8% (post scissione Telco) al 7-8 per cento.
Con una mossa a sorpresa il gruppo di Caesar Alierta ha lanciato una emissione obbligazionaria da convertire obbligatoriamente in azioni ordinarie Telecom Italia per un importo nominale di 750 milioni con scadenza a tre anni. L’operazione – comunicata ieri dal gruppo spagnolo e curata da Hsbc, JpMorgan e Societe Generale come joint global coordinator e joint bookrunners – considerando il prezzo di chiusura di ieri di Telecom Italia (+7,51% a 0,909 euro) coinvolge una quota del capitale del gruppo telefonico italiano di circa il 6%. Ma la percentuale varia in funzione del prezzo: se per esempio il titolo dovesse arrivare a 1 euro per azione la stessa si attesterebbe intorno al 5%. Voci di mercato che non hanno trovato conferma riferivano ieri dell’intenzione di Telefonica di aumentare il valore del bond. Si vedrà.
Nell’attesa l’unica certezza è che il bond sarà convertito obbligatoriamente a scadenza, salvo nel caso in cui la scissione di Telco, il veicolo a cui fa capo il 22,3% di Telecom Italia, non dovesse andare in porto. In quest’ultimo caso, infatti, è previsto il rimborso cash. Ma non poteva essere altrimenti dato che uno stop alla scissione impedirebbe tecnicamente a Telefonica di entrare direttamente in possesso del 14,8%.
Non solo. Proprio nella scissione di Telco, legata a doppio filo all’autorizzazione da parte del Cade brasiliano, bisognerebbe ricercare le ragioni di questa decisione. L’annuncio degli spagnoli è in pratica una mossa preventiva in funzione del verdetto del Cade: a dicembre l’Antitrust brasiliano – dopo il rafforzamento di Telefonica nella holding Telco che ne ha fatto primo socio di Telecom – aveva sottolineato che l’incremento della quota era contraria agli impegni assunti con l’Authority e aveva chiesto agli spagnoli di conseguenza di uscire da Telecom Italia o di vendere Tim Brasil per riequilibrare la propria presenza nel mercato sudamericano. Con il convertendo triennale dunque Telefonica va verso la riduzione del proprio peso in Telecom Italia, ottemperando al verdetto dell’authority e in pratica tornando alla situazione di partenza, simile a quella che aveva prima dell’autunno scorso, e in proiezione conserverà una partecipazione intorno all’8% circa di Telecom Italia.
Il parziale disimpegno degli spagnoli da Telecom Italia segue peraltro la decisione, di qualche settimana fa, di vendere sul mercato 103 milioni di prestito convertendo Telecom Italia sottoscritti a novembre scorso, operazione e che avrebbe assicurato a Madrid un pacchetto di Telecom vicino all’1%. Un segnale, dunque, verso quel ridimensionamento di Madrid nel gruppo italiano formalizzato poi ieri con l’annuncio del bond convertendo e volto a trovare un nuovo equilibrio tra Italia e Brasile.
Il risultato finale, dunque, al termine di questo processo e in presenza delle necessarie autorizzazioni brasiliane, sarà una Telefonica potenzialmente «sola» con in mano meno del 10% del capitale di Telecom Italia. Troppo poco per dettare la linea, dato che dovrà fare i conti con il mercato, che all’ultima assemblea di Telecom Italia ha fatto capire di essere il nuovo socio forte della compagnia.
Ieri il presidente di Telecom Italia Giuseppe Recchi ha osservato che, indipendentemente dalle mosse degli spagnoli, le strategie del gruppo italiano non cambiano.

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