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«Telefonia, troppi ricorsi anti Garante»

In un anno sono scomparsi 5,4 miliardi di euro. Il dato secco restituisce la dimensione della crisi del comparto delle comunicazioni nel 2013. I ricavi complessivi sono passati da 61,5 a 56,1 miliardi (-9%), una frenata che non risparmia nessuno. Il settore della stampa periodica lascia sul tappeto oltre il 17% del fatturato, i quotidiani perdono il 7%. Sul fronte della tv il mercato registra un -5,9% , nel caso della televisione gratuita e un – 2% per i canali a pagamento. Anche Internet soffre e segna una flessione del 2,4%. In negativo pure la radio con un calo del 4,9%. A pesare sono inoltre gli andamenti del mercato postale (-2%) e il forte rallentamento della telefonia (10,7%). Tradotto in termini «macro» significa che il fatturato lordo delle comunicazioni è sceso sotto la soglia del 4% del Pil (prodotto interno lordo). In questo difficile quadro si inserisce la relazione annuale dell’Autorità Garante delle Comunicazioni (Agcom). Per bocca del presidente Angelo Cardani, il documento fissa le priorità e le scadenze dei prossimi mesi. A cominciare dal destino stesso del Garante delle Tlc, sottoposto, come le altre authority, alla riforma prevista dal decreto sulla P.a. 
Cardani rivendica il lavoro svolto, che ha consentito di ridurre le spese dell’Agcom di 13,5 milioni di euro, oltre che avviare l’adozione di un programma per l’integrità e la trasparenza all’interno dell’Autorità. Ragioni che spingono il presidente a dire che «la riforma non può prescindere né dalle peculiarità dell’Agcom, né dalla salvaguardia dell’autonomia delle Autorità dal potere economico e politico». Tanto che Cardani non esita a difendere il fatto che Agcom disponga di una sede a Napoli, oltre che a Roma, e a chiedere al governo 11 milioni per l’attività regolatoria e di vigilanza svolta sul settore postale.
La relazione registra il disappunto per la crescente litigiosità degli operatori telefonici nei confronti dell’Authority, il contenzioso, del resto, implica «ricadute sui tempi di efficacia delle nostre decisioni e in termini di incertezza della regolazione». Il documento evidenzia peraltro che nelle telecomunicazioni l’indice dei prezzi al consumo è sceso del 44% negli ultimi 15 anni. Per quanto riguarda i servizi di telefonia fissa nelle prossime settimane il Garante deciderà sulle tariffe unbundling (ultimo miglio) di Telecom Italia per il periodo 2014-2016. Sul settore postale, afflitto da «evidenti asimmetrie» in favore di Poste Italiane, Cardani annuncia l’avvio di un’indagine conoscitiva per ridisegnare il servizio universale, aggiungendo che la quotazione di Poste Italiane contribuirà «a una maggiore trasparenza e spingerà verso una maggiore efficienza dei servizi». Per il settore audiovisivo la relazione ribadisce l’urgenza di rivedere la legge sulla par condicio per «adeguare l’impianto normativo al nuovo quadro mediatico e politico di riferimento». Oltre a questo Cardani richiama il legislatore a tre impegni: la riforma del sistema radio tv e del servizio pubblico, la governance Rai, il nuovo modello di sostegno e promozione nell’editoria.
Nelle conclusioni Cardani riassume i tre impegni dell’Agcom nella «nuova stagione di regolazione 2.0.». A cominciare dalla parità di obblighi tra i diversi soggetti attivi dal lato dell’offerta: viene richiamata la questione dei servizi di instant messaging o di fonia vocale offerti da imprese come Whatsapp e Skype. Poi la necessità di una «visione strategica in materia di politiche delle spettro radio». E infine l’urgenza di stabilire il ruolo dell’Autorità in materie delicate come Big data e Open data.

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