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Telefonate mute ko

 di Antonio Ciccia 

Stop alle telefonate mute. E cioè quelle nelle quali si rimane ad ascoltare un interlocutore che non c'è. Il Garante privacy ha vietato a Enel Energia la raffica di chiamate mute e ha disposto che tra un tentativo di contatto e l'altro debbano passare 30 giorni (provvedimento 474 del 6/12/11). Il fenomeno nasce dall'uso da parte delle aziende di sistemi di instradamento automatico di telefonate allo scopo di porre in comunicazione gli utenti contattati con i call center addetti alla promozione di servizi e prodotti di quelle stesse aziende. In sostanza si usano appositi software che consentono di effettuare le chiamate e mettere in contatto l'operatore addetto alla promozione (teleseller) al potenziale utente. Il sistema è tale da effettuare un vero e proprio overbooking di chiamate, così da evitare momenti morti al teleseller. Il problema è che i contatti attivati, ma che il teleseller non riesce a smaltire, si trasformano in chiamate «mute» e in un contatto definito «abbattuto» per il teleseller: il destinatario sente squillare l'apparecchio, alza la cornetta, ma dall'altra parte non c'è nessuno. Il sistema è, inoltre, tarato per la riselezione del numero telefonico e, quindi, un utente particolarmente sfortunato potrebbe trovarsi a ricevere una telefonata muta dietro l'altra. Il garante, che ha condotta l'apposita indagine, ha scoperto che i malcapitati ricevevano a volte anche tra le 10 e le 15 chiamate di seguito. Nel provvedimento si è messo in evidenza che il trattamento dei dati non è conforme al codice della privacy e in particolare viola il principio di correttezza. In questo caso i dati trattati in violazione della normativa non possano essere utilizzati e il Garante ha il potere di vietare anche d'ufficio il trattamento illecito o non corretto dei dati o di disporne il blocco, e anche quello di adottare un provvedimento prescrittivo per indicare le misure necessarie o opportune per rendere il trattamento dei dati conforme alle disposizioni di legge. Il Garante ha, dunque, prescritto una serie di misure per evitare di insidiare la tranquillità di utenti e consumatori. Enel Energia, titolare del trattamento, dovrà adottare, eventualmente anche tramite la fornitura di apposite istruzioni ai propri responsabili, tutte le misure necessarie e opportune, anche di carattere tecnico, atte a garantire che il sistema impedisca la reiterazione della chiamata su un contatto «abbattuto» ed escluda la possibilità di richiamare quella specifica utenza per un intervallo almeno di 30 giorni. Si tratta di un lasso di tempo che il garante ha ritenendo congruo anche in considerazione dell'allarme, oltre che del notevole disagio, provocato nei destinatari da questo genere di telefonate. In caso di mancato adempimento alle misure prescritte la società rischia una sanzione amministrativa che va da 30 mila a 120 mila euro. E non basta. Ai sensi dell'art. 170 del Codice della privacy, non osservare il provvedimento di divieto è reato punito con la reclusione da tre mesi a due anni.

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