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Telecom vola sul piano per la maxi-rete Ue

Telecom Italia spicca il volo in Borsa, guadagnando quasi il 9% a 0,757 euro sull’ipotesi di un progetto di costituzione di una rete infrastrutturale paneuropea che vedrebbe coinvolti i big continentali. Un’ipotesi più concreta di quanto possa suggerire lo stato ancora embrionale delle discussioni che sono state avviate in un incontro riservato, tenutosi a Bruxelles il 28 novembre scorso, con il commissario Ue alla concorrenza Joaquin Almunia e i vertici di Telefonica, Belgacom, Kpn, Deutsche Telekom, Orange e Telecom Italia. Il meeting si è concluso con l’impegno dei partecipanti a presentare ad Almunia un documento, che potrebbe essere pronto per la primavera, nel quale illustrare le varie opzioni spendibili per unire le forze, dall’ipotesi più “forte” della costituzione di una newco nella quale far confluire le reti nazionali degli operatori di diversi Paesi a quella più soft di accordi di “condivisione” delle infrastrutture.
L’iniziativa è stata presa in particolare dal presidente esecutivo di Telecom Italia Franco Bernabè e dai vertici di Telefonica Cesar Alierta, di France Telecom Stephane Richard e di Deutsche Telekom Renè Obermann, che hanno iniziato a ragionare su come fronteggiare la concorrenza che arriva dagli Usa e dall’Asia, dove il numero degli operatori è molto più concentrato. Un quartetto al quale è da aggiungere anche il ceo di Vodafone Vittorio Colao, che non era presente tuttavia all’incontro di fine novembre nel quale si è parlato soprattutto di telefonia fissa. Il tema sul quale gli ex monopolisti europei hanno sollecitato la Ue è quello della “concorrenza” tra blocchi continentali. Mentre in Europa le prime analisi di mercato nel 2003-2005 si sono concentrate sull’obiettivo di guidare con la regolamentazione l’apertura del settore alla concorrenza, negli Usa si è seguito un percorso opposto, con una maggior liberalizzazione del mercato e un allentamento dei vincoli normativi. Il risultato è stato che mentre il quadro nel Vecchio continente si frammentava – con 1200 operatori fissi e oltre cento mobili – negli Stati uniti il settore si concentrava su pochi player, così come è successo in Cina. I big delle tlc continentali hanno perciò paventato il rischio che, procedendo di questo passo, in un domani non troppo lontano il settore possa venir dominato in particolare dagli Usa dove negli ultimi anni si sono ingigantiti i concorrenti globali over the top alla Google. Come risolvere il problema di un’eccessiva frammentazione che indebolisce l’industria? Almunia avrebbe invitato a riflettere su soluzioni in chiave paneuropea piuttosto che di consolidamento sui singoli mercati nazionali. Un portavoce del commissario ha precisato che nell’incontro di fine novembre i partecipanti hanno discusso di «competizione nel settore in generale», e in particolare del tema del «consolidamento» nell’ambito del quadro regolamentare europeo sulle aggregazioni. Almunia, riferisce il portavoce, ha auspicato che si possa arrivare a un vero “mercato unico” nel settore che permetterebbe di ottenere «benefici nell’ordine dei 110 miliardi all’anno, più dello 0,8% del Pil dell’area», e tuttavia ha voluto precisare che «qualsiasi progetto di messa in comune delle infrastrutture o di condivisione delle reti, se confermato, sarebbe un’iniziativa delle compagnie che non origina dalla Commissione». In ogni caso, ha fatto sapere, gli effetti sulla concorrenza di questo progetto dovrebbero essere vagliati dalla Ue.
Si vedrà se l’interesse convergente degli ex monopolisti a difendersi dall’erosione dei ricavi, e l’interesse pubblico ad accelerare l’ammodernamento delle reti, riuscirà a superare in tempi congrui gli ostacoli di un progetto avveniristico e ambizioso. Ai tempi della scalata di Gnutti e Colaninno sulla Telecom, Bernabè al suo primo mandato nel gruppo telefonico tricolore aveva tentato un’aggregazione con Deutsche Telekom. Altri tempi, ma allora il piano si era arenato sulla difficoltà di conciliare la governance alla tedesca, alla quale DT non voleva rinunciare, con gli equilibri della nuova entità nella quale il Governo di Berlino avrebbe avuto comunque un peso predominante.

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