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Telecom: via libera ai tre candidati per La7

MILANO — Il passaggio di mano de La7 sembra ormai segnato. I nuovi padroni potrebbero essere o il fondo Clessidra di Claudio Sposito insieme al producer Marco Bassetti e agli americani di Discovery Communications, oppure la società telefonica 3 Italia di proprietà del magnate cinese Li Ka-Shing, forse congiuntamente a un editore che potrebbe essere Cairo Communications. È questa la prospettiva che si sta delineando dopo che ieri il cda di Telecom Italia ha deciso di ammettere alla data room le tre offerte non vincolanti pervenute lunedì scorso. Si tratta del gruppo americano Discovery, interessato a rilevare solo La7 e Mtv per 100 milioni senza accollo di debiti, del fondo Clessidra che ha messo sul piatto 380 milioni per tutta Ti Media, cioè i canali tv e i tre multiplex del digitale terrestre (sempre al netto dei 200 milioni di debiti), e infine del colosso H3G guidato in Italia da Vincenzo Novari che ha offerto 320 milioni per tutto il pacchetto.
Ora si tratterà di vedere se queste offerte diventeranno vincolanti entro fine anno, scadenza che il cda di Telecom si è data per finalizzare la vendita. Altrimenti, è scritto nel verbale della riunione del giugno scorso, il palinsesto sarà smontato e la rete ridimensionata fortemente per non incorrere in ulteriori perdite che aggraverebbero i conti del gruppo.
Conti che in effetti non sono floridi, anzi. Gli investimenti sul palinsesto effettuati dall’ad Gianni Stella nell’ultimo anno si stanno rivelando molto pesanti, nel tentativo di aumentare lo share e di incrementare gli introiti pubblicitari. Operazione che però non ha ancora dispiegato i suoi effetti se solo si pensa che la trasmissione di Cristina Parodi al pomeriggio realizza l’1,6% di share e costa più di 11 milioni l’anno. In totale il palinsesto ormai supera di slancio i 100 milioni, e il costo totale della rete i 200, con ricavi che viaggiano tra 130 e 140 milioni. Tra l’altro tutti i pretendenti de La7 hanno chiesto a Telecom di rinegoziare il contratto di raccolta pubblicitaria con Cairo poiché è vincolante fino al 2019 con commissioni per la concessionaria che salgono se si superano determinati share. In pratica, dicono gli addetti ai lavori, a Ti media non conviene aumentare gli ascolti perché i maggiori ricavi andrebbero in gran parte alla concessionaria. Ma allora, se di boomerang si tratta, non si spiegano i forti investimenti nel palinsesto per migliorare l’audience.
Tutti questi dettagli saranno a disposizione dei tre pretendenti una volta avuto accesso alla data room e solo alla fine si capirà se le offerte non vincolanti si trasformeranno in impegni sicuri. Gli advisor Mediobanca (in conflitto di interessi, essendo anche azionista importante di Telecom) e Citigroup cercheranno di portare sul tavolo del cda almeno due offerte, che permettano al gruppo telefonico di eliminare gli oltre 200 milioni di debiti e le perdite del 2012, considerato l’obbiettivo minimo. Per arrivare a ciò, Discovery potrebbe associarsi a Clessidra per andare a formare un palinsesto composto da documentari nelle ore più difficili della programmazione e 3 Italia trovare una spalla editoriale che la aiuti sul fronte dei contenuti.

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