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Telecom, via al convertibile Operazione da 2 miliardi

Telecom lancia a sorpresa un prestito obbligazionario convertibile che, nel giro di poco più di un’ora, ieri sera era già stato coperto sul quantitativo massimo di 2 miliardi. Un’operazione, rivolta agli investitori istituzionali europei, che dovrà essere ratificata dall’assemblea in sede straordinaria (per la rinuncia al diritto d’opzione degli azionisti) approfittando, probabilmente, dell’adunanza già fissata per il 20 maggio per l’approvazione del bilancio e il rinnovo del collegio sindacale. Tra convertendo e convertibile è in ballo fino a un massimo del 15% del capitale ordinario (8% per il prestito di fine 2013, 7% per quello di oggi). Rispetto al convertendo, che sarà obbligatoriamente convertito in azioni alla fine dell’anno prossimo a 68-86 centesimi, il bond convertibile – a sette anni e con formula all’americana (cioè sempre convertibile) – è parecchio sfidante. Infatti il prezzo di conversione sarà a premio di ben il 70% rispetto al prezzo medio ponderato di Borsa diella seduta di oggi. Ipotizzando che sulle quotazioni sia da scontare un effetto tecnico negativo pari a circa il 3%, il prezzo di esercizio del bond potrebbe collocarsi intorno a 1,8 euro rispetto alle quotazioni di ieri di 1,1 euro.

Ciononostante la risposta del mercato è stata molto positiva, se si considera che si sono fatti avanti investitori di qualità con ordini rotondi che sono arrivati anche a 200 milioni.
Nello scenario più positivo, Telecom rafforzerà a termine il suo capitale. Nello scenario più tiepido, sarà riuscita comunque a finanziarsi a condizioni irripetibili, dato che, per un prezzo di emissione alla pari, la cedola fissa sarà compresa tra lo 0,875% e l’1,375%. Per avere un termine di raffronto, alle condizioni attuali con un bond secco a sette anni Telecom avrebbe potuto finanziarsi al 2,7%. La liquidità incassata servirà anzitutto a sostenere il piano di investimenti per l’ammodernamento della rete, ma non è escluso che venga utilizzata in parte anche per il rimborso di obbligazioni più costose già in circolazione.
Il consiglio che ha dato ieri il via libera all’operazione (curata da Bnp e JP Morgan come global coordinator e da Barclays, Citi, Credit Suisse e UniCredit come joint book runner), ha anche approvato la bozza di bilancio. Il 2014 segna il ritorno all’utile, dopo tre anni, perchè sull’esercizio scorso non hanno pesato le svalutazioni degli avviamenti come negli anni precedenti. Il risultato netto consolidato si è attestato quindi a 1,35 miliardi, rispetto al rosso contabile di 674 milioni del 2013, ma sostanzialmente in linea con il dato precedente senza considerare la svalutazione del goodwill. I ricavi del gruppo sono stati pari a 21,573 miliardi (-7,8%, ma -5,4% a livello organico). L’Ebitda è stato di 8,786 miliardi (-7,9%, -6,8% a livello organico). L’Ebit si è attestato a 4,53 miliardi, con una variazione organica, escludendo la svalutazione dell’avviamento, negativa per 344 milioni.
Gli investimenti industriali sono aumentati di 584 miioni a 4,984 miliardi, di cui 2,783 in Italia e 2,195 in Brasile. Il flusso di cassa della gestione operativa è sceso da 4,8 miliardi a 3,17 miliardi. L’indebitamento netto rettificato a fine dicembre era di 26,651 miliardi, 156 milioni in meno dell’anno prima, ma è da considerare che nell’anno sono state spesate anche l’acquisto delle licenze in Brasile e Argentina. Il dato contabile è di 28 miliardi, 79 milioni in più rispetto al 2013.
Sul versante domestico i ricavi si riducono del 6,5% a 15,3 miliardi, con l’Ebitda a 6,99 miliardi (-9,6%) e una marginalità del 45,7% (-1,5 punti percentuali) , l’Ebit a 3,74 miliardi (-10,4% senza contare la svalutazione del 2013). Lieve calo (-2,1%) anche per Tim Brasil con ricavi a 19,5 miliardi di reais, ma con l’Ebitda in crescita del 6,6% a 5,5 miliardi di reais.
All’assemblea sarà proposta la distribuzione di un dividendo di 2,75 centesimi solo per le azioni di risparmio. In sede straordinaria sarà proposta inoltre una modifica dello statuto per renderlo più rispondente alla formula della public company verso la quale Telecom sembra al momento avviata. In particolare con le nuove regole statutarie, per il rinnovo del consiglio di amministrazione, tra due anni, la lista più votata otterrà i due terzi dei posti e non più i quattro quinti come oggi. Inoltre almeno la metà dei candidati e degli eletti di ciascuna lista dovrà possedere requisiti d’indipendenza. Oltre alla ratifica che basterà lo 0,5% del capitale per presentare una lista sia per il board che per il collegio sindacale, sarà proposta anche una modifica statutaria che abbassa a due consiglieri il numero di amministratori sufficiente a chiedere la convocazione del consiglio.
Infine, è stata approvata l’incorporazione di Ti Media ai concambi già comunicati (0,66 azioni ordinarie Telecom e 0,47 azioni di risparmio per ogni azione della stessa categoria di Ti Media).
Il presidente Giuseppe Recchi ha commentato che è stato «avviato con successo il percorso che sta portando Telecom a essere una public company, orientata alla creazione di valore e a favorire la crescita e lo sviluppo dei Paesi in cui opera». Mentre l’ad Marco Patuano ha sottolineato che «la scelta di investire sul futuro si sta dimostrando vincente» e che l’andamento positivo dei primi mesi del 2015 conferma che Telecom è sulla strada giusta.

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