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Telecom, veti incrociati sulla governance

Il consiglio di Telecom Italia, iniziato alle 9,30, è terminato solo verso le 16. Lunga riunione nella quale si sono affrontati temi complessi senza per ora arrivare a un punto fermo. Ma, nel contesto di un’accesa dialettica, il dado è stato tratto sulla riforma della governance e sui paletti da alzare intorno a Tim Brasil, per la quale comunque non ci sono «negoziazioni in corso».
La riunione è iniziata proprio con l’intervento dell’ad di Tim Brasil, Rodrigo Abreu, sulla situazione e le prospettive del mercato brasiliano, che ha tenuto banco per circa due ore e mezzo. A fronte di valutazioni – quelle presentate dalla Findim di Marco Fossati – che arrivano fino a 30 miliardi per il 100% del secondo operatore mobile del Paese, il quadro dipinto da Abreu è stato più cauto. Le opportunità non mancano e secondo i piani interni l’Ebitda di Tim Brasil dovrebbe salire dai circa 4,5 miliardi di reais del 2013 a 6,5 miliardi di reais (circa 2 miliardi di euro) nel 2016. Comunque la controllata carioca avrà bisogno di investimenti rilevanti in vista anche della prossima asta delle frequenze.
Un punto della situazione che era la premessa necessaria per ragionare sulla possibile evoluzione della presenza del gruppo in Brasile. Mentre Fossati ritiene che non sia nell’interesse di Telecom privarsi dell’asset brasiliano, che comunque promette ancora crescita, e che valga la pena in prospettiva di studiare ipotesi di aggregazione in loco, resta l’attesa per una possibile iniziativa “consortile” promossa da una banca d’affari (si parla della banca brasiliana Pactual) finalizzata a spacchettare l’asset tra i concorrenti su piazza: Telefonica, Claro e Oi. Un veicolo formalmente non riconducibile agli spagnoli che però alla fine beneficerebbe la stessa Telefonica che in questo modo potrebbe risolvere l’intoppo creato dal Cade: uscire da Telco-Telecom o condividere il controllo di Vivo è stato l’aut-aut dell’Antitrust brasiliano.
Per questo, e sarà il cda del 6 febbraio a ratificarlo, è stata approvata all’unanimità la mozione degli indipendenti che prevede di applicare la procedura prevista per le operazioni con parti correlate di maggior rilevanza a qualsiasi offerta possa arrivare per Tim Brasil. Di fatto si assegnerà un ruolo chiave ai consiglieri indipendenti, col cui voto contrario l’operazione sarebbe sottoposta all’approvazione dell’assemblea, dove dovrebbe ottenere la maggioranza dei voti “non correlati”. Non si aspetterà però che arrivi una proposta formale per coinvolgere il comitato plenario degli indipendenti, che dovranno invece intervenire, a fianco dell’ad, al minimo approccio.
Più controversa la questione del cambio di statuto. Tant’è che Tarak Ben Ammar, che è anche consigliere Mediobanca, ha detto di non prevedere che la governance cambi già in tempo per il rinnovo del cda, in scadenza con l’assemblea di bilancio del 16 aprile. Una posizione negoziale di partenza o il segnale di chiusura da parte di Telco? Lo si verificherà al consiglio del 6 febbraio, quando saranno portate le risultanze di un’analisi sulla best practice internazionale condotte da un gruppo di lavoro coordinato dal general counsel Nino Cusimano. Mentre Findim e Asati portano avanti la tesi della rappresentanza proporzionale nel board (con voce in capitolo delle minoranze sul presidente), Telco è preoccupata di non vanificare il premio di controllo perdendo la presa sul cda. Preoccupazione legittima, ma rischioso tirare la corda dopo l’assemblea del 20 dicembre che ha bocciato addirittura le candidature indipendenti di Telco da cooptare in consiglio. Tra l’altro ieri il cda ne ha preso atto, rinunciando alle cooptazioni e riconfermando Aldo Minucci nel ruolo di vice-presidente vicario. Quel che è certo è che, visto che le modifiche statutarie devono ottenere la maggioranza qualificata dei due terzi in assemblea straordinaria, la logica dei veti incrociati fa sì che o si troverà un accordo tra Telco e i soci di minoranza o non si cambierà nulla per ora e i quattro quinti del consiglio, anche al rinnovo, andranno alla lista di maggioranza: tutto da verificare quale sarà. Per il momento Findim ha salutato con favore l’apertura del board alla riforma della goverance e l’ok alla procedura di tutela per Tim Brasil.

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