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Telecom, vertice dei fondi-azionisti

Nuovo round di incontri ieri alla Consob sul dossier Telecom. Dopo aver ascoltato due settimane fa Xavier Niel, in seguito all’ingresso nel capitale del gruppo telefonico con una partecipazione potenziale del 15,1%, ieri i dirigenti della commissione hanno incontrato il ceo di Vivendi, Arnaud de Puyfontaine. Nel corso del faccia a faccia sono stati approfonditi gli aspetti legati all’assetto di Telecom, anche in previsione della prossima conversione delle azioni di risparmio in ordinarie. Il manager di Vivendi, a cui fa capo il 20% del capitale di Telecom, ha chiarito che per la società francese non è cambiato nulla. «La nostra posizione non è cambiata — ha detto de Puyfontaine al termine della visita in Consob —. È sempre la stessa. Non ho nulla da aggiungere».
Oggi il gruppo francese dovrebbe diffondere un comunicato su richiesta della Consob, specificando la propria posizione. Che non sarebbe cambiata, almeno in termini di partecipazione. Sono cambiate però le intenzioni di Vivendi, che domenica sera ha fatto pervenire a Telecom una richiesta di integrazione all’ordine del giorno dell’assemblea convocata il 15 dicembre per conversione delle azioni, con la richiesta di aumento del numero dei consiglieri da 13 a 17 e la nomina di quattro rappresentanti indicati dai francesi: de Puyfontaine, il coo di Vivendi, Stephane Roussel, il cfo Hervé Philippe e Felicité Herzog, ex Lazard e Jp Morgan e da ultimo direttore sviluppo di Areva.
Vivendi ha quindi deciso di fare un passo avanti e di entrare nella stanza dei bottoni del gruppo telefonico, dopo aver passato quasi un anno a bordo campo. Non è detto tuttavia che il gruppo presieduto da Vincent Bolloré centri l’obiettivo. Sulla strada potrebbe esserci qualche ostacolo. Trattandosi di integrazione del consiglio, e non di rinnovo, il voto seguirà le regole del codice civile e non quelle dello statuto di Telecom che, per esempio, prevede per le minoranze almeno un terzo dei posti nel board. Proporzione che quando era stato eletto l’attuale consiglio nel 2014 era pari a un quinto, e infatti degli attuali 13 amministratori tre sono quelli indicati da Assogestioni, poi la norma è stata cambiata per dare più peso alle minoranze. La regola di un terzo non varrà per la prossima assemblea. Ma Assogestioni sta comunque valutando cosa fare. Con l’integrazione del consiglio il peso proporzionale dei fondi scenderebbe drasticamente: resterebbero tre rappresentanti su 17. Ieri sera c’è stato un incontro nella sede di Assogestioni per parlare di Telecom e fare le prime valutazioni. I fondi comuni possono presentare delle proprie candidature per ribilanciare il peso e non è escluso che lo facciano. Hanno tempo dieci giorni per presentare dei nomi per l’assemblea.
Le mosse dei money manager potrebbero fare la differenza. Assogestioni può essere infatti decisiva per i futuri equilibri di Telecom. All’ultima assemblea, l’anno scorso, Assogestioni si era ritrovata in maggioranza. E quindi sulla carta i fondi potrebbero anche candidare quattro nomi e prendere tutti i posti . Nominare alcuni candidati di una parte e altri dell’altra non è possibile visto che Vivendi ha chiesto la nomina in blocco, e non per lista, dei nuovi componenti. È tuttavia difficile che si arrivi a uno scontro tra Assogestioni e Vivendi. Ma il percorso dei francesi non è ancora blindato.

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