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Telecom, verso il via libera all’accordo con Kkr-Fastweb. Ma la rete unica è lontana

MILANO — La posizione del ministro dell’Economia Roberto Gualtieri sulla questione della rete unica a banda larga, esplicitata nella serata di domenica, sembra aver smosso le acque. In primo luogo in Borsa, con il titolo Tim che ha chiuso la seduta di ieri con un rialzo del 3,03% a 0,37 euro, interpretando le parole del ministro come una spinta verso la realizzazione della rete unica con un forte ruolo pubblico. Gualtieri non è favorevole al fatto che Tim possa controllare la futura società della rete ma considera il primo passo che ha in programma la società guidata da Luigi Gubitosi, cioè lo scorporo della rete secondaria con l’ingresso di nuovi soci, un primo passo importante per arrivare all’obbiettivo rete unica. E anche l’ingresso, in questa nuova compagine, del fondo Usa Kkr con una quota del 38% a fronte di un esborso di circa 1,8 miliardi, è valutato positivamente dal Mef. Anche perché il governo non vuole essere accusato dagli americani di opporsi a un’operazione di mercato.
Dunque è molto probabile, a questo punto, che il prossimo 31 agosto il cda di Telecom deliberi sulla creazione della FiberCop, un’operazione che permetterà alla casa madre di incassare 1,8 miliardi che andranno a diminuire il proprio debito destinando i futuri flussi di cassa della società scorporata a investimenti per completare la posa della fibra dagli armadi in strada fin dentro le abitazioni.
Tuttavia, è assai probabile che per il 31 agosto non si riesca ad arrivare a un accordo sui passi successivi, nonostante i contatti e gli incontri che si sono intensificati nelle ultime ore. Troppo ampie le differenze di vedute tra le forze politiche della maggioranza e la società di tlc di cui i francesi di Vivendi detengono il 24%. Non a caso, nella sua esternazione domenicale Gualtieri fa un passo verso i compagni di governo che chiedono da tempo che la rete unica sia non verticalmente integrata, allontanandosi dall’idea che Tim possa avere un controllo su tale società. Anche perché da Bruxelles la commissaria Ue alla Concorrenza Marghrete Vestager ha già fatto sapere che una soluzione che veda un operatore telefonico in posizione di maggioranza pur con una governance indipendente non è sufficiente a superare lo scoglio del “verticalmente integrato”. Men che meno, dunque, passerebbe al vaglio della Ue la proposta che Gubitosi ha inviato al Tesoro. La quale, secondo indiscrezioni attendibili, prevede che, a seguito di una eventuale fusione con Open Fiber, Tim possa nominare l’amministratore delegato e la maggioranza dei consiglieri del cda, lasciando alla Cdp la poltrona del presidente e la possibilità che alcune decisioni strategiche vengano prese a maggioranza qualificata.
Infine le posizioni di Tim e Open Fiber rimangono distanti sui contenuti della FiberCop nella quale verrà conferita la sola rete secondaria, mentre quella che arriva fino agli armadi rimarrà di proprietà di Telecom, insieme all’infrastruttura passiva del 5G e all’edge cloud computing. Insomma, Gualtieri dovrà lavorare parecchio, una volta nata Fiber-Cop, per trovare la quadra che accontenti tutti.

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