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Telecom, verso il no alla revoca del cda

Nessuno può escludere colpi di scena. Ma all’assemblea Telecom, che si svolgerà oggi a Rozzano a partire dalle 11 alla presenza di due “osservatori” Consob, non si prospetta un ribaltone anticipato del cda. Sebbene alla data del record date si fosse prenotato oltre il 55% del capitale, cui aggiungere BlackRock che parteciperà col 5,9%, stime attendibili prevedono che non si andrà oltre il 55% del capitale. Sulla carta, non paiono esserci comunque i numeri per il sì alla mozione Findim di revoca dei consiglieri espressi da Telco, in supposto conflitto d’interessi.
Ago della bilancia, di fatto, BlackRock, il cui voto potrebbe determinare l’esito dell’assemblea. Infatti, il cda Telco ha confermato ieri «all’unanimità di votare contro la proposta di revoca». Al suo 22,4% è da aggiungere il 3-4% del capitale in mano a soci francesi che dovrebbero seguire le indicazioni del proxy advisor transalpino Frontis, per un totale di almeno il 26%. A favore della revoca, invece, il 5% di Marco Fossati, l’1% dei piccoli azionisti Asati e, presumibilmente, il 15%-16% dei fondi, per un totale del 21-22%. Sarebbero invece orientati ad astenersi sia BlackRock (5,9%) sia Dodge & Cox (accreditato di una quota dell’1,5%): se così fosse, la revoca non passerebbe. Se BlackRock optasse invece per seguire la raccomandazione dei proxy advisor Usa Iss e Glass Lewis, a favore della revoca, allora potrebbe anche prospettarsi una conta all’ultima azione.
Nello scenario base – quello della non revoca – perde però di consistenza l’ipotesi che il board decida di dimettersi comunque dopo il voto, una volta constatato che, senza Telco, il board sarebbe stato azzerato. Lo si evince dal tono del comunicato Telco, in coerenza con la linea di difendere la correttezza dell’operato dei “propri” amministratori. E anche dalla considerazione che spingere per il rinnovo anticipato del cda, in questo momento, sarebbe interpretabile come una scorciatoia a favore di Telco per superare le forche caudine di aprile e, pur con amministratori indipendenti, esprimere comunque la maggioranza del board – con otto consiglieri su 15 – per un altro paio d’anni. Questo perchè all’elezione diretta in assemblea dei sei nomi mancanti a integrare il consiglio, rispetto ai nove presenti nelle due liste (due Telco e sette Assogestioni), avrebbero chance di passare solo i candidati presentati dalla holding che detiene il 22,4%. I fondi, che normalmente partecipano per delega, avrebbero esaurito invece il loro ruolo votando per la lista Assogestioni o, se lo ritenessero, per i due nomi (tra cui l’ad Marco Patuano) della lista Telco. Nessuna chance cioè, in elezione diretta, per i cinque candidati di Fossati che potrebbero contare solo sul 5% di Findim e l’1% di Asati, o poco più. Il cda scadrà comunque con l’assemblea di bilancio di metà aprile e, se non verrà sfiduciato, sarà integrato con l’ex presidente di Borsa Angelo Tantazzi e Stefania Bariatti, proposti da Telco.
Telco ha anche fatto sapere, su richiesta Consob, che, in caso di revoca, proporrebbe di confermare in 15 il numero dei consiglieri (così come ha già fatto Findim), indicando nel caso i sei nomi per l’integrazione del cda: Gabriele Burgio (che era il candidato Telco per la posizione di ad prima che la scelta cadesse su Franco Bernabè), Paolo Fumagalli, Mario Notari, Francesco Profumo, Angelo Tantazzi e Giorgio Valerio. E per la durata del consiglio, proporrebbe tre esercizi, con scadenza all’approvazione del bilancio 2015: quindi, di fatto, due anni di durata, per i tre esercizi 2013-2014-2015.
Tra le altre comunicazioni sollecitate da Consob, in vista dell’assemblea, e diffuse ieri, c’è una nota Telecom relativa ancora al convertendo, considerato che in sede straordinaria i soci dovranno esprimersi sulla rinuncia al diritto d’opzione propedeutica alla conferma della validità dell’emissione. La società ha ribadito i motivi per i quali è stata fatta questa scelta, precisando – sempre su richiesta dell’Authority – che «non si è avvalsa del contributo di esperti (qualificabili o meno come indipendenti) per la valutazione comparativa e/o l’individuazione delle possibili opzioni di natura straordinaria alternative». Una dichiarazione che potrebbe essere rilevante ai fini Consob (che sta valutando di avviare un iter sanzionatorio a riguardo), essendo stato il convertendo riconosciuto ex-post come «operazione con parti correlate».
Altra informazione di un certo rilievo è arrivata da Telco, anche qui su sollecitazione dell’Authority presieduta da Giuseppe Vegas, e riguarda le possibili conseguenze del superamento della soglia del 10%, secondo i criteri Sec, da parte di BlackRock. «Nessuna comunicazione ai sensi del patto è intervenuta tra i soci italiani e Telefonica», afferma una nota congiunta di Generali, Intesa e Mediobanca. Tuttavia, «ad avviso dei soci italiani, anche il possesso di quote del convertendo concorre al calcolo per determinare se sia stato effettuato o meno un acquisto oltre il 10% ai sensi del patto, sulla base del capitale sociale con diritto di voto post-conversione», cosa che svincolerebbe Telefonica dal divieto di acquistare direttamente azioni Telecom al di fuori di Telco. Telefonica, però ha dichiarato ufficialmente di non aver comprato.

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