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Telecom, venti mesi a Tronchetti

Da 7 anni di indagini sui dossier illeciti realizzati nel 1997-2006 su 4.000 persone dalla Security di Telecom e Pirelli guidata da Giuliano Tavaroli, sino a ieri Marco Tronchetti Provera era sempre uscito indenne. O perché l’intervenuta prescrizione aveva cancellato le violazioni della privacy nei sistemi informatici che in Telecom fino al 2005 potevano tracciare le intercettazioni; o per non luogo a indagare su eventuali ricatti a politici in Perù nel 2001; o per archiviazione, sui dossier della Security, mancando per i pm la prova che Tronchetti potesse prefigurarsi se e quali reati Tavaroli avrebbe commesso; o perché l’impasse delle rogatorie aveva inaridito le ipotesi di associazione a delinquere e corruzione internazionale sulle ricche consulenze al discusso mediatore brasiliano Naji Nahas. Senza contare la sfilza di alterne motivazioni nelle varie sentenze foriere di 4 anni di patteggiamento per Tavaroli, di 5 e 7 anni di condanna agli investigatori privati Cipriani e Bernardini, di assoluzione in Tribunale ma 4 anni in Appello al commercialista Gualtieri per riciclaggio dei soldi di Cipriani, e di non luogo a procedere per lo 007 del Sismi Marco Mancini grazie al segreto di Stato apposto da Palazzo Chigi: motivazioni altalenanti che, pur senza avere lì Tronchetti come formale imputato, di volta in volta indirettamente o propendevano per una Security di Tavaroli «scheggia impazzita» all’insaputa dei vertici di Telecom, o esprimevano invece la convinzione che almeno in parte la Security avesse operato anche nell’interesse dell’azienda e di Tronchetti stesso. Al punto che Telecom, risarcita per un verso da un acconto di 10 milioni di euro a ristoro dei danni patrimoniali e non patrimoniali arrecati all’azienda dai dipendenti condannati, per altro verso come persona giuridica indagata aveva però pagato una sanzione di 400.000 euro e risarcito 5,5 milioni per patteggiare al pari di Pirelli.
Così, fuori da questo complicato contesto, può apparire paradossale che ieri sia un rivolo dell’inchiesta iniziale dei pm Napoleone-Civardi-Piacente, ripescato e coltivato a partire dalla fine 2010 dal subentrato procuratore aggiunto Alfredo Robledo, ad afferrare Tronchetti e costargli in primo grado la condanna a 1 anno e 8 mesi (attenuanti generiche, pena sospesa e comunque coperta dall’indulto del 2006, nonché a rischio prescrizione già nell’estate 2014) per ricettazione nell’estate 2004 di dati informatici della Kroll: cioè dell’archivio rubato dagli hacker della Security in un hotel di Rio all’agenzia privata di investigazioni al servizio dei rivali brasiliani (Dantas e Cico) di Tronchetti, e comprovante lo spionaggio illegale di Kroll ai danni di Tronchetti.
Questi, che ieri si è autosospeso da vicepresidente di Mediobanca, è stato condannato anche a risarcire in sede civile i danni d’immagine (con provvisionale non di 6 milioni chiesti ma pur sempre di 900.000 euro) alla Telecom che presiedeva e che contro di lui si è costituita parte civile con l’avvocato Luca Santa Maria; a Daniel Dantas e a Banca Opportunity patrocinati dall’avvocato Roberta Guaineri; e alla manager all’epoca tra le 100 donne più potenti del mondo, Carla Cico, che con l’avvocato Lucio Lucia incassa un acconto di 400.000 euro e che in Brasile era infine stata assolta con Dantas dall’accusa di spionaggio anti-Tronchetti (costata invece condanne ad alcuni investigatori di Kroll).
Il processo di ieri a Tronchetti, azionista di Rcs (che pubblica il Corriere della sera) tramite il 5,4% di Pirelli, è ruotato attorno all’interpretazione dell’interrogatorio di Tavaroli il 13 dicembre 2010 su una riunione nel 204 con il capo area legale di Telecom, Francesco Chiappetta, e il penalista Francesco Mucciarelli: «Feci presente loro che un hacker russo ci aveva fornito, dietro pagamento, materiale riservato della Kroll sulle indagini contro Telecom, e posi il problema di come utilizzarlo contro Kroll. Proposi di compendiarlo in un dvd da far recapitare in forma anonima alla segreteria di Tronchetti. Ci recammo nel suo ufficio. Fu informato da Chiappetta di quanto avevo detto, e Chiappetta prospettò la soluzione dell’invio del dvd in forma anonima alla segreteria del presidente. Il presidente accettò la proposta, chiamò la segretaria e le disse che sarebbero arrivate informazioni in forma anonima». L’ex presidente Telecom e i due legali hanno invece sempre negato che Tavaroli li avesse informati della provenienza illecita del materiale utile a smascherare gli aggressori, e l’attuale n.1 Pirelli sostiene di aver solo raccomandato di denunciare tutto alla magistratura. Ma per il pm, che dal giudice Anna Calabi ha anche ottenuto la trasmissione delle deposizioni dei due legali per l’ipotesi di falsa testimonianza, pesano di più la conferma della segretaria di Tronchetti circa il preannuncio dell’anonimo, e da un punto di vista logico il fatto stesso dell’invio anonimo dal Brasile, escamotage privo di motivo se l’acquisizione fossa stata lecita.

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