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Telecom va avanti su rete e H3G. L’infrastruttura? Vale 16 miliardi

MILANO — Telecom Italia lascia la porta aperta a Li Ka-Shing, ma senza prendere una decisione sul matrimonio tra Tim e 3 Italia. Ieri il comitato ristretto, a cui è stata affidata la valutazione preliminare del dossier, ha illustrato al consiglio del gruppo telefonico i risultati del lavoro dai quali non sarebbe ancora emerso una quadro chiaro. Il board ha deciso di andare avanti con le verifiche, rinviando la decisione di un mese.
Nei prossimi 30 giorni, ha spiegato Telecom in una nota, il management dovrà «accertare l’esistenza di margini di negoziazione realistici ed idonei ad addivenire a un contemperamento delle rispettive posizioni sui valori delle due società». In poche parole: dovrà capire se è possibile trovare un accordo per fondere Tim e 3 Italia con un concambio equo. «Abbiamo deciso di approfondire molto di più con l’obiettivo di trovare soluzioni per far salire il titolo e creare ricchezza» ha commentato Tarak Ben Ammar al termine del consiglio, spiegando che la riunione è stata «costruttiva e di approfondimento». L’imprenditore tunisino ha escluso l’esistenza di un veto da parte di Telefonica all’ingresso di Li Ka-Shing: «Nessuno è contro niente. I soci spagnoli sono seri e collaborativi».
Il board è durato oltre cinque ore. Oltre all’informativa su Hutchison Whampoa, sul tavolo c’erano anche il dossier rete e il bilancio trimestrale, chiuso con 6,7 miliardi di euro di ricavi, in calo del 3,1% a livello organico, 364 milioni di utile netto, poco più della metà di quello dell’anno scorso che aveva beneficato però delle vecchie tariffe di terminazione e di un giorno di lavoro in più a febbraio, e debito in crescita a 28,7 miliardi.
Sull’infrastruttura è stato fatto un passo avanti decisivo. È stato convocato un consiglio per il 23 maggio per dare il via alla societarizzazione della rete di accesso. Dal punto di vista tecnologico e commerciale lo scorporo servirà a garantire la parità di trattamento a tutti gli operatori telefonici e a consentire a Telecom di liberarsi di alcuni vincoli regolamentari sulle offerte. Entro il 23 maggio sarà definito il percorso per la separazione nonché i tempi e i valori economici dell’operazione, che coinvolge anche la cassa Depositi e Prestiti con cui è in corso una trattativa per la cessione di una quota.
Secondo un’analisi preliminare il perimetro che verrebbe conferito alla newco potrebbe valere circa 16 miliardi di euro e si porterebbe dietro 8-9 miliardi di debito, oggi in capo a Telecom. Alla Cdp, secondo le indiscrezioni circolate nei giorni scorsi, potrebbe andare una quota del 40%. Questo vorrebbe dire che Telecom non deconsoliderà il debito trasferito sulla rete. Ma avrebbe comunque un beneficio non trascurabile in termini di sostenibilità dei valori degli impairment test.

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