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Telecom, tutti i dubbi su Bollorè

Le ultime vicende di Telecom Italia hanno valicato i confini nazionali, com’è inevitabile che sia per l’ex monopolista telefonico pubblico della terza economia dell’area euro e per una delle pedine più importanti all’interno dello scacchiere telecom europeo; tutto questa senza considerare i tempi, ormai dimenticati, in cui Telecom Italia giocava una partita da operatore continentale con le sue controllate estere.

È sempre utile osservare le vicende nostrane da un punto di vista esterno a quello «italiano», soprattutto se a parlare sono i quotidiani della finanza e dei mercati.

Per leggere le vicende di Telecom Italia con gli occhi del mercato si possono prendere in prestito alcuni articoli usciti sulle pagine del Financial Times e del Wall Street Journal negli ultimi giorni.

Ieri il Financial Times ha riservato a Telecom Italia gli onori di tutta pagina 15 con un titolo che è tutto un programma «Telecom Italia è rimasta a fare supposizioni dopo le mosse di Bolloré». Non solo il sistema finanziario ma anche il governo italiano si sta chiedendo, secondo il FT quali siano le intenzioni di Vincent Bollorè. Il quotidiano inglese non si lascia sfuggire gli sviluppi che potrebbero coinvolgere anche il mercato televisivo italiano se, come probabile, lo sbarco di Vivendi in Italia dovesse coinvolgere anche Mediaset Premium o l’intero gruppo televisivo fondato da Silvio Berlusconi.

Ma questa non è la parte più interessante. il FT descrive l’operazione di Bolloré come un’acquisizione avvenuta senza pagare il premio di maggioranza; questa operazione di «mercato» assicura a Vivendi tutti i benefici strategici e quelli connessi al controllo senza benefici per gli azionisti di minoranza. Il mercato in questa operazione ha quindi pochissimo spazio e invece ne hanno tantissimo gli interessi dell’azionista di maggioranza.

Il secondo elemento interessante è che nell’inchiesta del quotidiano inglese in cui si tenta di risolvere il mistero dell’obiettivo finale di Bolloré il FT vada a caccia di informazioni tra le persone che hanno «familiarità» con il gruppo francese; in altre parole per sapere cosa succede a Telecom Italia non si deve più chiedere «in Italia», ma agli amici di Bollorè. Queste persone riportano al FT che Bolloré sia convinto di poter rilanciare, in meglio, la strategia e la performance oggi deludenti di Telecom Italia, che può essere una parte fondamentale nella strategia di Vivendi di creazione di un gruppo europeo media; ci sarebbe da chiedere cosa se ne faccia Vivendi di una società telecom per creare un gruppo europeo media, ma questo è un altro discorso. Sarà anche per questo che il Ft riporta come diversi insider del settore non escludano che l’obiettivo finale di Vivendi possa essere completamente diverso e che i bankers evidenzino come Orange possa voler comprare Telecom Italia.

Il FT butta lì, poi, come se niente fosse che l’acquisizione di Telecom Italia da parte di Orange, che sarebbe France Telecom controllata dal governo francese, sarebbe supportata da «alcuni» nell’esecutivo italiano.

L’indagine del FT non ha una conclusione certa se non che «qualsiasi sia l’intenzione finale, Bolloré per il momento appare contento di lasciar speculare l’Italia». Riassumendo: Bolloré ha fatto un’operazione che non fa felice il mercato e nessuno sa cosa voglia fare veramente incluso il governo italiano.

Questo sarebbe il destino non di un’oscura pmi lombarda, ma di uno degli asset più strategici che si possano immaginare nel 2016. Questa è, in sintesi, l’opinione del Ft.

Quella del Wall Street Journal è se possibile peggiore. Per il quotidiano americano «avere un ruolo secondario rispetto a Bolloré richiede l’apprezzamento per manovre strategiche opache» e ancora «Mr. Bolloré ha stabilito uno schema di comportamento che prevede l’acquisizione di partecipazioni di minoranza, la sostituzione dei manager e l’adozione di nuove strategie». Comprare Telecom Italia è una scommessa sul suo, di Bolloré, senso per gli affari che può anche essere solido, ma è «notoriamente risoluto e donchisciottesco». Conclusione:«gli azionisti di minoranza che amano la trasparenza e vogliono incidere dovrebbero starne fuori».

Il mercato non pensa che questa sia, per usare un eufemismo, una buona operazione di mercato, capisce che gli obiettivi finali di Bolloré non sono chiari, che ci sia molto di non detto sulle vere finalità proprio perché nessuna delle evidenti contraddizioni o dei nodi, Mediaset-governo italiano-Orange, è stata spiegata. Sembra, poi, che l’occhio «anglosassone» quasi non si capaciti di quello che sta accadendo; è probabile infatti, per non dire certo, che a quelle latitudini le nostre vicende, e di Telecom Italia, sarebbero inconcepibili.

È come se si aspettassero che da un momento all’altro qualcuno, probabilmente il governo, dica e faccia qualcosa per chiarire una situazione incredibile che sfugge a chi si aspetta sempre un comportamento razionale (del sistema) su un asset strategico. Anche a noi col passare dei giorni tutto sembra sempre più incredibile.

Paolo Annoni

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