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Telecom tira dritto su H3G e scorporo della rete d’accesso

MILANO — Telecom Italia approva i risultati di uno dei trimestri peggiori della sua storia e prende tempo per esaminare più a fondo l’ipotesi di un’integrazione con 3 Italia e la possibilità di valorizzare la rete d’accesso insieme alla Cassa Depositi e Prestiti.
Di sicuro c’è che i risultati del primo trimestre a livello domestico e l’aumento dei debiti a 29,5 miliardi (28,76 miliardi dopo le rettifiche di componenti straordinarie), destano non poche perplessità e fanno auspicare che almeno uno dei dossier sul tavolo, ovvero quello di un integrazione con 3 Italia, piuttosto che la cessione di parte della rete, riescano a materializzarsi. Sulla scorporo della rete, che dovrebbe portare alla societarizzazione dell’infrastruttura di accesso, il consiglio di Telecom si riunirà il prossimo 23 maggio per decidere se dare o meno il via libera, e quindi innescare una macchina burocratica di autorizzazioni e tariffe per avere un quadro certo e dare il via alla valorizzazione dell’infrastruttura insieme alla Cdp. In questo caso, ove si optasse di procedere a un collocamento dell’infrastruttura, i tempi dell’operazione andrebbero per le lunghe. Sull’ipotesi di H3G la società si è data ancora 30 giorni per andare avanti con il negoziato partendo dal presupposto che se non «convergeranno » valutazioni e interessi dei due gruppi potrebbe non essere necessario riconvocare un apposito consiglio. Intanto ieri Telefonica, primo azionista di Telco con il 46,2%, ha smentito di essere contraria al dossier 3 Italia e a quello sullo scorporo della rete. «Il gruppo di Li Ka-Shing non ha fatto nessuna proposta specifica a Telco – ha detto il direttore finanziario della società spagnola Angel Villa – quando ci sarà questa proposta Telco dovrà analizzarne i rischi e i benefici». Telefonica si è detta «aperta» nei confronti della societarizzazione della rete e verso «tutte le ipotesi che creino valore per Telecom». In sintesi i soci di Telecom sono concordi nel dire che se le pretese di Li Ka-Shing non fossero congrue, difficilmente si potrà celebrare il matrimonio tra secondo e quarto operatore mobile. Nel frattempo il quadro che emerge dai conti del primo trimestre è fortemente critico. I ricavi delle attività domestiche sono crollati del 10,1% a 4,02 miliardi e la marginalità ha fatto altrettanto (-10,9% a 1,97 miliardi), segno che il gruppo ha continuato a tagliare i costi mantenendo una delle redditività più alte nel settore e pari al 49%. Le attività sudamericane sono invece cresciute in valore assoluto, ma a causa del cambio sfavorevole hanno contribuito in misura minore al risultato consolidato. I ricavi del gruppo Telecom nel trimestre sono così scesi dell’8,1% a 6,79 miliardi e il mol del 10,1% a 2,62 miliardi con profitti dimezzati a 364 milioni dai 605 milioni del 2012. Con queste premesse, rispettare i target 2013 che prevedono debiti inferiori a 27 miliardi e un margine lordo in calo del 5-7% si fa più difficile e significa scommettere sul miglioramento della restante parte dell’anno. Ipotesi su cui il mercato ha dei dubbi, come testimonia la discesa in Borsa del titolo (-0,61%
a 0,63 euro).

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