Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

«Telecom terrà il controllo della rete»

Il problema più scottante per Telecom Italia è riassunto in una riga della trimestrale: il flusso di cassa della gestione operativa, precipitato da 626 a 137 milioni. Una differenza di 489 milioni, tutta imputabile al mercato domestico, che per circa 300 milioni è spiegabile da un fattore straordinario, non ripetibile: il rinvio dall’anno scorso di pagamenti ai fornitori, legato a tematiche Iva. E che invece per circa 200 milioni deriva dall’operatività e cioè dal saldo Ebitda meno Capex, nonostante gli investimenti industriali siano scesi di 76 milioni (di cui 56 in Brasile). Sull’Ebitda, sceso del 10,1% a 2.672 milioni nel trimestre, ha inciso in particolare il mercato domestico (-10,9%), che ha perso 242 milioni di Mol sui 301 milioni di gruppo. Se il mercato non migliora, poichè il Capex è destinato a stabilizzarsi, il flusso di cassa rischia di inaridirsi di qualcosa dell’ordine del miliardo all’anno.
Il problema, dunque, è serio. La politica del taglio dei costi per mantenere i margini è arrivata al punto dove, per contrastare il trend, occorrerebbe incidere sui livelli occupazionali o sugli investimenti. Rimedi che il Paese in questa fase di recessione difficilmente digerirebbe. Fagocitare il quarto operatore mobile, 3 Italia, attenuerebbe solo parzialmente la pressione competitiva che è la causa principale del problema, dato che in questo momento l’operatore più aggressivo sul versante delle offerte low cost, non è tanto la compagnia di Li Ka Shing, bensì Wind. A riguardo di 3, nella conference call con gli analisti, il presidente esecutivo di Telecom, Franco Bernabè, ha ribadito che l’integrazione consentirebbe «importanti sinergie industriali e commerciali», osservando che però si tratta di «un accordo complesso con una serie di implicazioni di antitrust e altri ostacoli», per cui si sta «cercando di capire se, dati tutti questi ostacoli, sia fattibile continuare».
Sul tavolo però c’è anche lo spin-off della rete. Potrebbe essere questa una soluzione per contrastare la debolezza sul mercato domestico? Anche qui solo in parte, nella misura in cui cioè la riorganizzazione societaria aiuterà a stabilizzare i ricavi del fisso. Il prossimo 23 maggio, quando è stato convocato un consiglio ad hoc, con tutta probabilità si prenderà la decisione di creare una newco nella quale conferire la rete d’accesso. Di questo e solo di questo si parlerà, come è stato chiarito ieri in conference. La società, che operativamente difficilmente potrebbe vedere la luce prima di un anno e mezzo, sarà controllata al 100% da Telecom. Sotto il profilo del debito e del rating non cambierà nulla, ma la formula permetterà di ottenere i benefici regolamentati promessi da Bruxelles in presenza di una soluzione che assicuri l’equivalence of input, cioè il trattamento paritario di tutti gli operatori nell’utilizzo dell’infrastruttura. Si potrebbe ottenere lo stesso risultato sposando il modello BT della separazione funzionale, ma in questo caso Telecom si precluderebbe la possibilità di far entrare nel capitale un investitore istituzionale come la Cdp. La riorganizzazione dovrebbe permettere di ottenere un meccanismo di remunerazione “da utility”, consentendo cioè una maggior prevedibilità dei ricavi. Questo aspetto dovrà essere vagliato attentamente con le autorità competenti, in primis con l’Agcom che, dopo aver ricevuto la richiesta di societarizzazione, aprirà una consultazione pubblica. Ma, se tutto andrà secondo le attese, Telecom riuscirà a recuperare quella flessibilità operativa che oggi è ostacolata dal suo ruolo di incumbent. Non a caso Bernabè ha segnalato l’esigenza di un riassetto complessivo del settore delle tlc in Italia, nell’ambito di un «quadro normativo nuovo». «Data la particolare posizione della nostra rete fissa – ha sottolineato il presidente Telecom – oggi siamo oberati da vincoli che ci bloccano nella competitività». Di cedere eventualmente una quota della newco si parlerà molto più avanti. Ma, sollecitato dagli analisti, Bernabè ha confermato che in ogni caso Telecom manterrà la maggioranza del capitale, una condizione questa «fondamentale affinchè il negoziato con Cdp prosegua».
Sul tema è intervenuto anche l’ex ministro per lo Sviluppo economico Corrado Passera, che ha osservato come le reti siano «essenziali per il Paese» e debbano rispondere a «obiettivi di medio periodo di ammodernamento del Paese e non solo a risultati aziendali di breve termine».

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Alla fine, dopo un consiglio sospeso e riaggiornato a ieri pomeriggio, l’offerta vincolante per l...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Scatta l’operazione-pulizia del Recovery Plan. Dal primo giro di orizzonte del gruppo di lavoro di...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Negli ultimi giorni, la stampa è entrata improvvisamente nel mirino di alcuni governi in Europa del...

Oggi sulla stampa