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Telecom stringe i tempi sullo scorporo della rete

Il consiglio Telecom deciderà entro fine anno se andare avanti o meno con il progetto di scorporo della rete di accesso in una società ad hoc, cui conferire anche la parte commerciale wholesale, cioè i rapporti con gli operatori alternativi. Lo scopo è «industriale, non finanziario», ha spiegato ieri il presidente esecutivo Franco Bernabè.
Telecom ha un piano per lo sviluppo della banda ultralarga – che consenta velocità di navigazione di almeno 30 mega – che non richiede massicci investimenti. In questo contesto si inserisce l’accordo con Fastweb per la condivisione delle spese dell’infrastruttura passiva, con una prima applicazione a Pisa entro fine anno. Il piano, compatibile con gli obiettivi dell’agenda digitale europea, prevede di coprire 30 città italiane entro la fine di quest’anno, arrivare a 61 l’anno prossimo e a 100 città nel 2014 (oltre ai distretti industriali prioritari) con l’architettura di rete Fttc (fiber to the cabinet), cioè fibra ottica fino alla cabina sul marciapiede e prosecuzione con il rame per i 400 metri medi successivi fino all’utente finale, eventualmente potenziabile con la tecnologia Vectoring che consentirebbe di avvicinarsi a velocità di 100 mega, ma per ora ha il “difetto” di essere utilizzabile da un solo operatore per volta, anche se si sta studiando come porvi rimedio.
La struttura Fttc – che in presenza di domanda sufficiente sfocerebbe nella struttura Ftth (fiber to the home), fibra ottica totale – consente di ottenere la velocità minima di 30 mega a costi (200 euro a linea) e tempi che sono pari a un quarto della formula più avanzata. «Noi siamo pronti a partire – ha sottolineato Bernabè – ma l’offerta commerciale all’ingrosso che abbiamo sottoposto all’Agcom a fine marzo non ha ancora ricevuto risposta». Il progetto di scorporo della rete avrebbe appunto lo scopo di sveltire le procedure, restituendo «flessibilità operativa all’incumbent a fronte delle troppe lentezze dovute alla regolamentazione», ma, ha sottolineato il presidente Telecom, «dobbiamo essere certi che i benefici regolamentari giustifichino un passo come quello della separazione societaria che è unico nel panorama del settore». In questo contesto Bernabè ha confermato che c’è un dialogo aperto con la Cdp, anche se ha bollato come «invenzioni» le ipotesi di ripartizione delle quote nella newco della rete, con il 51% che resterebbe a Telecom e il 49% alla Cassa. Sul fatto che Telecom voglia e debba, anche a garanzia del debito, mantenere il controllo della rete non si discute, e sul punto del resto non risultano pregiudiziali da parte della Cdp.
In consiglio il tema era stato introdotto a fine febbraio e alla prossima riunione del 27 settembre è previsto un aggiornamento sull’avanzamento dei colloqui. La questione prioritaria da affrontare è la valutazione della rete. La declinazione delle nuove linee guida dettate dalla Ue – che non discrimina più per tecnologia e non impone prezzi orientati al costo – dovrebbe essere pronta all’inizio dell’anno prossimo. Ma già entro la fine di quest’anno Telecom deciderà se proseguire sulla strada dello scorporo. L’ultima parola spetterà dunque al board dove è rappresentato in forze l’azionista di maggioranza relativa Telco (Telefonica, Generali, Mediobanca e Intesa). Intesa è tra i favorevoli all’ipotesi dello scorporo, purchè la valutazione della rete e la governance della newco risultino adeguate.

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