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Telecom, stretta finale sulla rete

Lo scorporo della rete d’accesso di Telecom Italia è in stand-by, ma non è sul binario morto. In questo senso sono da interpretare le dichiarazioni del presidente esecutivo Franco Bernabè, che ieri ha incontrato il commissario Ue all’agenda digitale Neelie Kroes insieme ai vertici degli altri maggiori gruppi delle tlc europei (il tema generale era il regolamento sul roaming). «Entro pochi giorni avremo tutti gli elementi per confermare la decisione di andare avanti con il progetto di scorporo della rete», ha detto Bernabè. Che ha precisato di «non aver mai detto che sospendevamo il processo di spin-off», ma solo che «avremmo verificato se le condizioni regolatorie sulla base delle quali sono state prese le decisioni di procedere allo scorporo mantengono la loro validità». Dopo avere incontrato la Kroes, ha aggiunto, «sulla base di quello che abbiamo sentito in Europa e delle decisioni Agcom a conclusione della prima fase dell’indagine alla fine del mese, sono convinto che presto avremo tutti gli elementi per confermare la decisione di andare avanti in quella direzione». Bernabè ha giudicato positivo l’incontro con la Kroes perchè si sta definendo un quadro che consente maggior prevedibilità del contesto di regolamentazione delle tlc in Europa. Un fattore cruciale «per poter rilanciare gli investimenti in un settore importante per la crescita economica complessiva».
In dirittura d’arrivo c’è la Raccomandazione Kroes sullo sviluppo delle reti di nuova generazione che dovrebbe entrare in vigore a settembre. La Raccomandazione c’entra però solo relativamente con il processo di scorporo societario della rete, che invece è disciplinato in Italia dal Codice delle comunicazioni in recepimento di una direttiva comunitaria. In quell’ambito potrebbe essere considerato l’alleggerimento dell’onere di replicabilità delle offerte commerciali che è stato concesso a British Telecom con la separazione funzionale della rete d’accesso in Open Reach. L’Agcom sta vagliando il progetto Telecom con una pre-istruttoria che è alle battute finali: giovedì 25 è in calendario un consiglio che potrebbe esaminare il dossier. In caso di conclusione positiva, come da attese, a settembre potrebbe partire la consultazione pubblica che potrebbe innestarsi su quella già avviata – col vantaggio di procedere in tempi più spediti – oppure dare vita a un procedimento nuovo. Nell’ambito dell’analisi di mercato si dovranno definire i prezzi dell’unbundling (rame e fibra) per gli anni 2014-2016, con possibile estensione fino al 2017.
Il punto del contendere però sono le tariffe d’unbundlig del rame (l’affitto del doppino ai concorrenti Telecom) del 2013 che l’Agcom ha rivisto al ribasso (da 9,28 a 8,68 euro al mese) con canoni che rientrano comunque nella parte bassa della forchetta indicativa che Bruxelles ha fornito per cercare di uniformare le condizioni in Europa. La bozza della Raccomandazione, un testo ormai definitivo, prescrive però anche che le Autorità locali debbano tener conto degli «obiettivi di trasparenza e prevedibilità della regolamentazione, come pure della necessità di assicurare la stabilità dei prezzi senza fluttuazioni significative». Il ribasso dei canoni 2013 confligge o meno con questa disposizione?: questa è la domanda in attesa di risposta. Una disposizione che nasce da un nuovo orientamento di Bruxelles e che poggia sulla convinzione che si debbano assicurare agli incumbent – di fatto i soggetti in grado di promuovere le reti di nuova generazione – le condizioni per sostenere gli investimenti in fibra ottica. Posizione che ovviamente è invece osteggiata dagli sfidanti che prendono in affitto l’infrastruttura. Quando giocano fuoricasa, però: Swisscom, che controlla Fastweb – uno degli Olo che in Italia sostiene la necessità di prezzi più bassi – in Svizzera gode di un canone di unbundlig di 15,8 franchi, equivalente a oltre 13 euro, ben superiore cioè alla media Ue di 9,06 euro e alla media dei principali mercati continentali di 9,29 euro.

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