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Telecom, strada in salita per la revoca

Il pre-sondaggio tra i fondi esteri indica che non ci sono i numeri per ipotizzare che all’assemblea Telecom del 20 dicembre passi la mozione di revoca del consiglio, chiesta da Marco Fossati. «Qualche criticità sul tema del conflitto d’interessi» è stata ravvisata anche da Assogestioni, come ha dichiarato Marco Vicinanza, coordinatore del comitato che ha steso una lista con sette nomi per l’eventuale rinnovo anticipato del board. Ma i fondi esteri, che hanno in mano quasi il 50% del capitale, non sono usi a prendere posizioni così forti sulla base di sospetti, tanto più che nel caso specifico sono in corso approfondimenti Consob, il cui intervento è stato sollecitato dagli esposti presentati sul convertendo (Fossati e Asati) e la cessione di Telecom Argentina (solo i piccoli azionisti).
In più è da considerare che i fondi partecipano alle assemblee per delega e che normalmente la maggior parte di queste deleghe viene conferita un paio di settimane prima dell’adunanza. Difficilmente, perciò l’opinione dei fondi, che sarà formalizzata con le indicazioni di voto verso il 5-6 dicembre, potrà formarsi sulle conclusioni delle indagini dell’Authority presieduta da Giuseppe Vegas. Per la cessione di Telecom Argentina ci vorrà sicuramente più tempo, mentre forse potrebbe procedere più speditamente la pratica relativa al convertendo, considerato oltretutto che sempre il 20 dicembre l’assemblea è stata convocata anche in sede straordinaria per la rinuncia al diritto d’opzione con conseguente ratifica ex-post dell’emissione (in caso contrario il bond verrebbe rimborsato ai sottoscrittori con una “penale” a carico della società).
Il consiglio è comunque in scadenza con l’assemblea di bilancio di metà aprile e se la revoca, come pare probabile non passerà, Telco metterà ai voti la conferma di Angelo Provasoli, cooptato a settembre, e indicherà un altro nome in sostituzione dell’ex presidente Franco Bernabè. Ma difficilmente si tratterà di Massimo Sarmi, non solo perchè l’ad di Poste italiane è impegnato sulla questione Alitalia, ma anche perchè non ci sarebbe certezza di riconferma per un mandato pieno ad aprile.
Se invece passasse la revoca, Telco ha fatto sapere che si considererebbe in minoranza presentando una lista di soli tre nomi, con capofila l’ad di Telecom Marco Patuano. Lo statuto di Telecom prevede però che «l’assemblea determina il numero di componenti del consiglio di amministrazione, numero che rimane fermo fino a sua diversa deliberazione». Attualmente il numero è 15. Il presidente dell’assemblea potrebbe prendere atto che sono state presentate solo due liste per un totale di 10 nomi e quindi mettere ai voti di ridurre il consiglio di conseguenza. Se non lo facesse, nell’ipotesi in cui si affermi come maggioritaria la lista a sette di Assogestioni, resterebbero da nominare direttamente in assemblea altri cinque o sei amministratori, a seconda dell’interpretazione della norma statutaria che assegna i quattro quinti dei posti alla lista più votata. Ma in questo caso i fondi non voterebbero e tutti i nomi proposti in assemblea passerebbero solo con l’assenso di Telco, forte del 22,4% del capitale. Il premio di consolazione di finire in minoranza, ma avere la maggioranza del consiglio, sarebbe in questo caso vanificato dal rischio di esporsi alla contestazione del controllo di fatto con conseguenti riflessi sulla pratica Consob che potrebbe imporre a Telco il consolidamento del debito Telecom. Non uno scherzo, visto che l’indebitamento finanziario netto viaggia intorno ai 28 miliardi.

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