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Telecom, spunta aumento riservato Bernabè rigiocherà la carta Sawiris

MILANO — Settembre rovente per il futuro di Telecom Italia. Il management ha lavorato tutta l’estate per mettere a punto il piano straordinario di tagli ai costi da 800 milioni e per trovare anche una soluzione finanziaria capace di fugare ogni rischio di vedere la qualità dei propri debiti declassata a spazzatura. E così al consiglio convocato per il 19 settembre il presidente esecutivo Franco Bernabè è intenzionato a proporre un aumento di capitale riservato all’ingresso di un nuovo socio per ridurre immediatamente le passività che a fine giugno erano pari a 29,8 miliardi. A questo proposito il candidato favorito ad entrare nel capitale di Telecom è il magnate egiziano Naguib Sawiris, forte di 3,5 miliardi di liquidità ottenuti con la vendita di Wind ai russi di Vimpelcom. Già lo scorso novembre Bernabè aveva portato all’esame del cda una manifestazione d’interesse di Sawiris, con la quale si dichiarava disposto a sottoscrivere un aumento riservato da due miliardi di euro. All’epoca il titolo Telecom viaggiava intorno a 0,7 euro e Sawiris era disposto a «sottoscrivere nuove azioni a prezzi di mercato». Un livello giudicato troppo basso dagli azionisti di riferimento raccolti nella plancia di Telco con il 22,4% e anche dalla maggioranza del cda. Ma oggi la situazione è diversa: anche dopo il rally degli ultimi giorni sulla scia della nuova ondata di fusioni e acquisizioni nel settore, le azioni Telecom valgono solo 0,56 euro anche perché, come ricordava ieri un report di Ubs, il mercato teme che il gruppo avrà bisogno di una nuova iniezione di capitale.
L’ingresso di un nuovo socio disposto a investire denaro in Telecom potrebbe rappresentare una buona soluzione per mettere in sicurezza la società ma non è detto che sia la migliore per i soci Telco. L’interesse di Sawiris potrebbe però accendere la miccia e spingere Telefonica a prendere una decisione in merito al suo futuro ruolo nella società italiana. Una spinta in questo senso arriva anche da Mediobanca, il cui ad Alberto Nagel ha già annunciato al mercato la volontà di uscire dalla compagine Telco sfruttando la finestra di settembre. Telefonica, essendo il partner industriale e avendo in mano il diritto di prelazione sulle quote degli altri soci ora non può più tentennare: o compra tutto e procede verso una fusione con Telecom o abbandona la partita. Nel primo caso, però, dovrebbe contabilizzare una forte perdita e consolidare i debiti della società italiana nel suo bilancio, scelta non facile anche per il colosso spagnolo già appesantito da 51,7 miliardi debiti a cui si aggiunge lo sforzo per conquistare la tedesca ePlus, sulla quale ha lanciato un’offerta in cassa (4,1 miliardi) e azioni. Il presidente Cesar Alierta preferirebbe prendere ancora tempo poichè non ha intenzione di mollare la presa su Telecom temendo l’ingresso di un rivale scomodo che possa fargli concorrenza in Sudamerica con Tim Brasil. Ma la necessità di allungare i tempi non coincide né con le scadenze di Telco – che a breve dovrà rifinanziare 1,05 miliardi di debiti e forse convertire parte del prestito soci da 1,65 miliardi in capitale né con quelle di Telecom che deve evitare a tutti i costi di vedere il suo debito declassato a “spazzatura”.

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