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Telecom sotto la lente di Procura, Gdf e Consob

Telecom Italia è sorvegliata a vista dalla procura di Roma, dalla Guardia di Finanza e dalla Consob. L’attenzione delle autorità sul colosso telefonico è talmente alta che per una volta la Commissione presieduta da Giuseppe Vegas si è addirittura mobilitata per valutare la possibilità di un conflitto d’interessi relativo alla vendita di Telecom Argentina, ancora prima che l’operazione venga perfezionata. E ieri, all’esposto dell’associazione dei piccoli azionisti dell’Asati si è aggiunto quello della Findim di Marco Fossati, il quale segnalava alcune clausole del prospetto informativo del bond convertendo in azioni Telecom, che di per sé dimostrerebbero che la società è di fatto già controllata da Telco-Telefonica. Il bond in questione prevede infatti dei meccanismi di protezione per i sottoscrittori dell’emissione, nel caso in cui un soggetto diverso da Telefonica-Telco rilevi una quota superiore al 13% di Telecom Italia.
Dal 24 settembre scorso, ovvero da quando Telefonica è diventata il primo azionista della finanziaria che controlla il 22,4% di Telecom Italia, il controllo sull’operato del gruppo guidato da Marco Patuano si è fatto pressante, tanto che la Procura di Roma d’ufficio ha aperto un fascicolo contro ignoti. E anche Consob ha messo sotto osservazione il prezzo pagato da Telefonica, perché come dichiarato da Vegas in un’audizione al Senato lo scorso settembre il prezzo corrisposto da Telefonica a Mediobanca, Generali, Intesa Sanpaolo essendo doppio rispetto a quello di mercato (1,1 euro per le Telecom che in Borsa scambiavano a 0,57) faceva presumere che incorporasse un premio di controllo. Ipotesi quest’ultima, che se venisse verificata, diventerebbe uno degli elementi che potrebbe indurre la Consob anche a imporre il lancio di un’Offerta obbligatoria. In proposito Vegas aveva “audito” sia i soci Telco che Telefonica, aveva ricevuto due volte Fossati nonché gli esponenti dell’Asati (l’associazione dei piccoli azionisti). E ieri l’indagine è entrata nel vivo dato che, a sorpresa, l’autorità dei mercati insieme alla Guardia di Finanza, ha deliberato una doppia e simultanea ispezione nella sede romana e in quella milanese di Telecom, per raccogliere materiale e fare luce su una serie di punti, tra cui le delibere assunte nel consiglio del 7 novembrescorso. Tra queste, c’è quella dell’emissione e del collocamento lampo del bond convertendo da 1,3 miliardi riservato agli istituzionali con esclusione del diritto di opzione, che da una parte ha lasciato fuori tutti i piccoli azionisti, ma che di fatto ha escluso anche alcuni grandi soci tra cui la Findim di Fossati che del gruppo ha il 5%. E ieri l’imprenditore in una nota riferiva di aver preso atto delle dimissioni del presidente di Assogestioni Domenico Siniscalco in «potenziale conflitto di interessi» in vista dell’assemblea convocata per il prossimo 20 dicembre con all’ordine del giorno la revoca dell’attuale cda Telecom. Assogestioni, che il 27 settembre scorso si era detta pubblicamente preoccupata per il conflitto d’interesse tra Telefonica e le attività di Telecom in Sudamerica, per statuto non può però presentare e votare insieme a Fossati una lista di maggioranza. Resta da capire se Assogestioni si schiererà a favore della revoca dell’attuale cda perché in conflitto, come richiesto da Fossati, oppure se preferirà restare neutrale anche su questo punto all’ordine del giorno. Dal canto suo Fossati «si riserva di valutare la posizione da assumere al fine di tutelare al meglio l’interesse del mercato».
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