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Telecom, si rafforza il «golden power»

Il governo potrà richiedere a Telefonica un dettagliato piano industriale con garanzie sugli investimenti. Si può considerare questa la prima conseguenza del complesso impianto regolamentare del cosiddetto «golden power» che ieri, al Consiglio dei ministri, è stato arricchito con l’esame preliminare di tre Dpr (decreti del presidente della Repubblica). Non è mancato un piccolo giallo finale, con il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni che a fine riunione ha spiegato che non si è parlato del tema, mentre subito dopo il sottosegretario a Palazzo Chigi Filippo Patroni Griffi ha chiarito che è stato effettuato un esame preliminare e l’esercizio effettivo dei poteri è solo «eventuale».
In effetti la normativa che consente al governo di esercitare poteri speciali, compresi quelli di veto, su operazioni legate ad aziende che operano in settori strategici necessita ancora di alcuni passaggi e di un po’ di tempo per essere pienamente operativa. Appare tuttavia già una significativa fiche sul tavolo del dialogo (o forse è più giusto dire trattativa) tra l’esecutivo e gli spagnoli dopo la salita in Telco con il controllo di fatto di Telecom Italia.
Il dossier è seguito da vari ministri e per competenze specifiche sulla rete di tlc da Antonio Catricalà, viceministro allo Sviluppo economico. Come anticipato dal Sole 24 Ore del 27 settembre la vera «arma» a disposizione del governo è il Dpcm (decreto del presidente del consiglio dei ministri) che aggiorna un precedente regolamento che individua le attività di rilevanza strategica per la difesa e sicurezza nazionale. Tra queste, con una mossa passata inosservata ai più, il governo ha inserito anche «le reti e gli impianti utilizzati per la fornitura dell’accesso agli utenti finali dei servizi rientranti negli obblighi del servizio universale e dei servizi a banda larga e ultralarga». Il Dpcm in questione, già inviato alle Camere per il parere, rispetto agli altri testi esaminati ieri dal Cdm ha agli occhi del governo un duplice vantaggio: iter più breve (serve solo il parere delle Camere) e possibilità di applicazione anche nel caso di acquisizioni o altre operazioni da parte di soggetti Ue (come Telefonica).
Ieri si è completato il puzzle, sebbene si tratti solo di un esame preliminare (occorreranno il parere delle Camere, quello delle Authority competenti e del Consiglio di Stato e un successivo passaggio al consiglio dei ministri). Come detto, si tratta di tre Dpr. Con il primo si definiscono gli asset strategici nei settori dell’energia, dei trasporti e delle stesse comunicazioni. Nell’energia vengono coperte dal decreto essenzialmente le rete Snam e Terna e le infrastrutture di approvvigionamento di energia e gas da altri Stati. Nei trasporti, sono inclusi i porti e gli aeroporti di interesse nazionale, la rete ferroviaria e autostradale di rilevanza per le reti trans europee, i grandi trafori. Per quanto riguarda le comunicazioni si fa riferimento agli impianti per i servizi a banda larga e ultralarga e alle reti in rame o fibra, ma come detto l’impiego di questo provvedimento resta una possibilità residuale rispetto al Dpcm sulla difesa, anche perché potrebbe valere solo su soggetti non Ue.
Gli altri due Dpr si soffermano sulle procedure per i poteri speciali, esercitabili solo in caso di minaccia di grave pregiudizio per gli interessi nazionali relativi alla sicurezza. Le operazioni di rilevanza strategica non si limitano alle acquisizioni, ma includono delibere aventi ad oggetto – tra l’altro – fusione o scissione, trasferimento dell’azienda o rami di essa o di controllate, trasferimento all’estero della sede sociale, cessioni di diritti reali o di utilizzo relative a beni materiali o immateriali o l’assunzione di vincoli che ne condizionino l’impiego. In questi casi deve scattare una notifica dettagliata a un ufficio ad hoc della presidenza del Consiglio (da istituire con successivo Dpcm), che includa, nel caso di acquisto di partecipazioni, anche «il progetto industriale perseguito con il relativo piano finanziario». Ma quali sono i poteri speciali? Di fatto, il fatidico golden power va dall’opposizione all’acquisto di partecipazioni all’«imposizione di specifiche condizioni relative alla sicurezza degli approvigionamenti, alla sicurezza delle informazioni, ai trasferimenti tecnologici, al controllo delle esportazioni». Per l’inosservanza sono previste sanzioni pecuniarie pari al doppio del valore dell’operazione e comunque non inferiori all’1% del fatturato realizzato nell’ultimo esercizio. Inoltre l’inadempienza fa scattare il congelamento dei diritti di voto connessi alle azioni o quote che rappresentano la partecipazione rilevante.

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