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Telecom, si muove la Consob: chiesto il verbale del consiglio

Lunedì il presidente Consob, Giuseppe Vegas, l’aveva detto: «Il monitoraggio su Telecom è ancora in corso». E infatti – a quanto risulta – l’Authority di mercato si è mossa chiedendo il verbale del consiglio del 5 novembre nel corso della quale si decise la conversione delle azioni di risparmio. La decisione fu presa alla fine all’unanimità, ma i retroscena raccontano di un blitz del board all’insaputa del management, dell’ad Marco Patuano e del cfo Piergiorgio Peluso, che stavano seguendo il dossier. Tant’è che l’ordine del giorno era generico: «operazioni straordinarie», ma poteva anche trattarsi del riassetto di OpenAccess che effettivamente fu esaminato e approvato in quella riunione. E tant’è che, a stare alle indiscrezioni, inizialmente Patuano avrebbe addirittura mostrato contrarietà a un’operazione che lui stesso aveva congegnato e tentato di proporre anche in passato.
Nel corso della conference call di agosto, Patuano aveva espressamente detto che la conversione delle risparmio non era questione di “se”, ma di “quando”. Perchè il timing, con le aspettative di Borsa che avevano ridotto lo spread tra le due categorie di azioni, non era ancora maturo. Dietrologicamente, la scelta del board del 5 novembre aveva dato l’impressione di “un’imboscata” che, delegittimando l’ad, avrebbe potuto provocarne le dimissioni. Patuano però avrebbe fatto buon viso a cattivo gioco, aderendo alla fine alla proposta votata all’unanimità dal consiglio al gran completo.
Ma c’è anche un’altra versione che circola e che dipinge tutt’altra scena. In quest’altra versione, bisogna considerare un antefatto. E cioè l’incontro chiesto a Parigi, di ritorno da un viaggio in Patagonia, dal presidente Giuseppe Recchi con Xavier Niel, il 31 ottobre, sabato precedente la riunione del board, per un chiarimento sulla «posizione lunga» del 15,1% denunciata in proprio dal patron di Iliad. Niel avrebbe parlato della possibilità di entrare in possesso delle azioni nel giro di 24 ore, ma avrebbe assicurato che non avrebbe chiesto posti in cda: semplicemente si sarebbe limitato a dare “consigli”. In che forma non è chiaro. Niel avrebbe anche detto di non aver preso contatti con nessuno, nè azionisti, nè management, nè istituzioni, per comunicare la sua mossa. Martedì 3 novembre l’imprenditore francese era atteso in Consob: il giorno dopo si è saputo che aveva opzioni trasformabili in azioni solo sul 10% del capitale ordinario, ma a date fisse e a partire dal giugno dell’anno prossimo fino ad arrivare a fine 2017. A stare ai contratti, quindi, senza alcuna possibilità di conversione immediata dei derivati in opzioni. Nel frattempo però già lunedì si sarebbe tenuta una riunione tra i top manager della Telecom, con la presenza di Recchi, Patuano e Peluso, nella quale si sarebbero esaminate varie ipotesi di “difesa” societaria in presenza di una scalata ostile e – consultato anche lo studio legale Gianni, Origoni, Cappelli & Partners – era stata individuata la conversione delle risparmio come prima opzione spendibile (tempi di realizzazione comunque di quattro-cinque mesi). Si era deciso però non di portare la proposta in consiglio bensì di illustrare le possibili azioni di difesa. E Recchi aveva convocato per il board anche Francesco Perilli, ad di Equita Sim, allo scopo di analizzare la “strana” operazione condotta da Niel: sul tema Equita non svolgeva il ruolo di advisor dei consiglieri indipendenti, mnetr advisor della società era Citi. Nella riunione di giovedì 5 novembre, già in mattinata, alcuni consiglieri avevano proposto di procedere subito con la conversione delle risparmio. E la delibera sarebbe stata poi presa e comunicata in serata, a mercato chiuso.
Quale delle due versioni è quella più aderente ai fatti? La Consob, sollecitata sul tema anche da un esposto dell’Asati, dovrebbe avere presto gli elementi per stabilirlo. Ma è immaginabile che l’Authority voglia capire anche se in quella giornata ci fu qualche fuga di notizie, visto che, a quanto pare, le azioni di risparmio sarebbero concentrate nelle mani di una decina di fondi, grandi beneficiari di un’operazione attesa dal mercato almeno da tre lustri.

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