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«Telecom separa la rete? Bene, ma l’Agcom non faccia sconti»

Se spin off della rete Telecom dovrà essere che spin off sia. Ma Paolo Bertoluzzo, chief executive officer di Vodafone Italia e Sud Europa, all’indomani della conferma da parte del presidente Franco Bernabè del piano anticipato dal Corriere domenica, chiama in causa la «nuova Agcom», quella guidata da Angelo Cardani. E conferma che con Metroweb si procede: «Abbiamo appena firmato un memorandum of understanding per portare insieme la fibra a casa dei milanesi e stiamo lavorando ai dettagli per un contratto completo con Metroweb. La firma arriverà a breve. All’inizio del 2013 Milano avrà l’offerta più avanzata nel mondo grazie alla concorrenza. Poi procederemo con le altre città».
Come cambierà lo scenario per voi operatori alternativi se lo scorporo verrà finalizzato?
«Se non ho capito male Telecom potrebbe decidere di scorporare la rete in rame. In questo caso dobbiamo analizzare tre aspetti completamente diversi fra loro: il primo è quello della scelta industriale. E credo che qualunque scelta industriale di un’azienda concorrente debba essere rispettata in quanto tale. Il secondo è l’aspetto della competizione e delle regole che non riguarda più solo Telecom perché di fronte alla concessione di ulteriori vantaggi regolatori allora dobbiamo parlare del mercato della rete fissa e dobbiamo riconoscere che la concorrenza non funziona: dopo 15 anni di liberalizzazione il 100% del valore del mercato è in mano a Telecom. Su metà delle aree non metropolitane è totalmente impossibile competere nel bit-stream che stiamo abbandonando. Quindi il tema riguarda la nuova Agcom che deve riguardare con grandissima attenzione lo stato di sostanziale monopolio della rete fissa prendendo delle decisioni coerenti. Il terzo aspetto riguarda la modernizzazione del Paese e qui la domanda è: l’eventuale scorporo accelera o rallenta il Paese?».
Per voi sarà un freno?
«Dipende da come sarà fatto. È evidente che qualora ci fosse la Cdp nella società della rete allora l’obiettivo dovrà essere la modernizzazione del Paese con maggiore sviluppo e concorrenza. Ma se questo è il piano è incompatibile con il mantenimento del rame a meno che non ci sia un graduale switch off a vantaggio della fibra».
Ipotizziamo che ci sia lo scorporo con Cdp. A quel punto il progetto Metroweb 30 città in fibra potrebbe convergere in un unico piano secondo voi?
«Lo scenario è interessante ma bisogna tornare alle cose concrete. La realtà con la quale ci confrontiamo è Metroweb che esiste, ha l’infrastruttura in fibra fino a casa, è stata acquistata da F2i e ha presentato un progetto di infrastruttura importante. Rispetto a questa realtà noi non solo abbiamo dato formalmente la disponibilità a collaborare come partner e clienti, ma abbiamo anche dato la disponibilità a investire in equity».
Ma Telecom con il «vectoring» farà prima e probabilmente potrà offrire collegamenti a più basso costo. Non temete la concorrenza?
«Sarebbe un peccato duplicare gli investimenti. Detto questo mi limito a osservare che con la fibra potremmo portare fino a un giga al secondo nelle case dei milanesi».
Bernabè dice che non c’è domanda diffusa per connessioni ultra-broadband: viene prima la domanda o l’offerta?
«Non esiste una regola. Prova ne è quello che è successo nella telefonia mobile. Prima abbiamo acquistato e completato le reti 3G e poi sono arrivati gli smartphone e i tablet. Nel mobile ci siamo fatti concorrenza spendendo 4 miliardi per le frequenze 4G che saranno disponibili un anno dopo l’asta. Perché nel mobile abbiamo fatto questo e lo ha fatto anche Telecom? Perché c’è concorrenza. Laddove c’è un monopolio si può attendere la domanda a danno della modernizzazione del Paese».
Cosa rispondete a chi dice che in definitiva siete inglesi e poco interessati allo sviluppo del Paese?
«Vodafone investe 1 miliardo l’anno in questo Paese a prescindere».
Nel mobile…
«In tutte le occasioni di coinvestimento abbiamo fatto il possibile come con il tavolo Romani e Lombardia. Abbiamo fatto anche un’offerta per comperare tutta Metroweb un anno fa. L’offerta era sul tavolo ma il venditore ha scelto F2i».
Che cosa avreste fatto con Metroweb?
«Una cosa molto simile a quella che è stata presentata e cioè l’infrastruttura passiva in fibra aperta agli altri fino alla casa».
Siete interessati a Fastweb?
«Non commentiamo i rumor».
Il 4G può sostituire la rete fissa?
«Certamente non nelle aree urbane».
Nella bozza del decreto Digitalia il governo vi dà ampia possibilità di impiantare le nuove reti senza che i condomini possano fondamentalmente opporsi.
«Non conosco il caso specifico, credo che in generale sia importante avere delle semplificazioni per investire in modo più veloce ed efficiente, ma questo non deve andare a discapito dei cittadini».
E sulle interferenze che il 4G causerebbe alle frequenze tv?
«Non deve andare a carico dei cittadini. Ma ci sono due tipi di interferenze: la prima è legata al così detto blocco sporco ed era già chiara durante l’asta. Proprio per questo chi l’ha acquistata (Wind, ndr) ha avuto dei vantaggi in termini di copertura ed economici. Chi interferisce sul blocco sporco deve pagare. Se poi, fatto questo, ci saranno delle interferenze, noi come Vodafone ci faremo carico delle interferenze che andremo a causare».
Impegno preso.

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