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Telecom, scontro Patuano-Fossati sul bond

Marco Patuano, neo capo azienda di Telecom, ha risposto alla chiamata della Commissione industria del Senato presieduta da Massimo Mucchetti, cercando di fugare i dubbi sul futuro di Telecom. Secondo Patuano la società è solida, non ha bisogno di vendere la rete, ma ha ceduto a tempi record Telecom Argentina e raccolto 1,3 miliardi con un bond convertendo. Le polveri però si accendono quando Mucchetti chiede come mai Marco Fossati è stato escluso dall’emissione. E Patuano risponde: «Per quanto mi risulta Fossati è stato contattato da Siniscalco per telefono e comunque sulla materia si esprimerà la Consob ». Immediata la replica del numero uno della Findim: «Ribadisco di non aver ricevuto l’offerta del convertendo da parte del dottor Domenico Siniscalco, nè di essere stato messo in grado di partecipare alla sottoscrizione. Inoltre, come Siniscalco potrà confermare, sono stato io giovedì 7 novembre a contattarlo via sms alle ore 22: 44 chiedendo informazioni più precise. A domanda Siniscalco rispondeva di non essere al corrente dei termini della transazione, e comunque a lui risultava essere un aumento contingente offerto a tutti». Controrisposta Telecom: «Nella sera del 7 novembre i joint bookrunners — anche su indicazione della società — hanno cercato di mettersi in contatto telefonico con l’azionista, non ricevendo risposta. Successivamente, e sempre a processo di collocamento aperto, sono intercorsi contatti fra l’azionista e un rappresentante dei joint bookrunners, da cui non è emerso un interesse a prendere parte al collocamento. Tale interesse è stato, invece, manifestato in una conversazione telefonica avvenuta nella tarda mattina di venerdì 8, a collocamento ormai chiuso». Spetterà dunque a Consob stabilire come sono andati veramente i fatti, anche perché sull’operazione del convertendo sono stati presentati ben due esposti. In mattinata Fossati aveva incalzato sia Federico Ghizzoni di Unicredit, sia Assogestioni sul tema del voto alla prossima assemblea. «Tutti coloro che gestiscono banche e istituti di gestione — ha detto Fossati — dovrebbero prestare maggior attenzione nella gestione degli investimenti, avendo più a cuore l’interesse dei propri risparmiatori ed escludendo potenziali conflitti d’interesse». E riferendosi all’associazione che rappresenta gli azionisti di minoranza: «Se Assogestioni ed i fondi associati non votassero per la revoca del cda Telecom all’assemblea del 20 — ha detto Fossati — dimostrerebbero la loro malafede e di fatto non apporterebbero nessun cambiamento all’attuale potenzialeconflitto d’interesse delcda Telecom».
Un altro tema che è stato al centro del dibattito in Senato è stato quello del possibile matrimoniotra H3g e Wind, che secondo Patuano è attualmente oggetto di trattative tra i due gruppi. Di certo sia Tim che Vodafone sarebbero le prime a festeggiare, anzi lo stesso Patuano il 7 novembre aveva dichiaratoche Telecom sarebbe pronta a farsi carico di parte dei costi del consolidamento, rilevando le torri e lo spettro in eccesso. Un’operazione che potrebbe costare a Telecom tra 1 e 2 miliardi. Vodafone potrebbe dare il suo contributo, rilevando ad esempio Infostrada, un asset che secondo gli analisti può valere due miliardi. In caso di accordo tra cinesi e russi (Vimpelcom è proprietariadi Wind) Li-Ka Shing potrebbe mettere sul piatto circa 6-7 miliardi permettendo a H3g di fare il salto dimensionale e raggiungere una redditività significativa.
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