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Telecom scivola al minimo storico

Telecom Italia precipita in Borsa ai minimi storici, chiudendo a 0,536 euro con un calo del 5,38% che è stata la peggior performance del settore tlc in Europa. A pesare la smentita – comunque da interpretare – dell’intenzione di Verizon di partecipare a un’Opa su Vodafone finalizzata allo spezzatino della multinazionale britannica, accompagnata però dalla conferma dell’interesse per l’asset Usa in joint venture Verizon Wireless, che per il 45% fa capo al gruppo guidato da Vittorio Colao.
Il raffreddarsi delle attese speculative non spiega però perchè Telecom abbia dovuto pagare dazio in Borsa più dei titoli direttamente coinvolti (Vodafone ha ceduto “solo” il 3,047%). Infatti sul titolo del gruppo presieduto da Franco Bernabè ha pesato anche un report di Ubs che ha dimezzato il target da 1 euro a 45 centesimi, ribaltando il giudizio da buy (comprare) a sell (vendere). Le motivazioni degli analisti della banca svizzera sono legate all’eccessiva esposizione al mercato domestico accompagnata dal rallentamento della crescita in Brasile, al debito ancora troppo elevato, a una complessa struttura di controllo senza un impegno chiaro su una strategia industriale di lungo termine. Sebbene già oggi il titolo tratti a sconto del 20%-25% sui competitor, per Ubs ancora non basta. E se ci fosse il declassamento del rating, il target verrebbe ridotto di un ulteriore 20%. Una revisione di giudizio drastica che non si comprende appieno dato che i fattori che l’hanno prodotta erano già sul tavolo da tempo. La concentrazione sul mercato domestico – 92% del cash-flow operativo al netto delle minorities – non è una novità dell’ultima ora anche se oggi, con l’incertezza politica e la debolezza del quadro macroeconomico recessivo, pesa evidentemente di più. Il debito elevato – net debt/Ebitda 2012 al netto delle minorities superiore a 2,9 volte – neppure è una novità e da vendere per ridurlo non c’è più nulla. Le trattative con la Cdp in stallo stante il quadro politico nemmeno. Come pure il rallentamento della crescita in Brasile non è una sorpresa degli ultimi giorni.
Resta il fatto che la caduta verticale del titolo ha accentuato le tensioni latenti tra azionariato e management, provocando nel corso dell’ultimo board una discussione tra i consiglieri, condita dalle critiche dell’amministratore indipendente Luigi Zingales e corredata dall’elenco portato dal direttore corporate di Intesa-Sanpaolo, Gaetano Miccichè, di quello che si sarebbe potuto fare e non è stato fatto nel corso degli ultimi anni.
Un’incertezza sulle mosse possibili per uscire dall’impasse e sull’assetto dell’azionariato e del management che finisce per penalizzare ulteriormente le valutazioni di Telecom in Borsa. Sicuramente un tema che gli azionisti dovranno affrontare entro l’estate, considerato che inoltre a settembre si aprirà una finestra per l’uscita dalla compagine Telco e che non tutti sono convinti di portare avanti ancora l’impegno.
Ma anche in Telecom si starebbe ragionando sul da farsi, tanto che tra i consiglieri c’è chi si aspetta che alla prossima riunione del board, che si terrà giovedì prossimo 11 aprile, il management chieda un approfondimento sull’opzione di integrazione con 3 Italia, sebbene l’ipotesi – che probabilmente è stata effettivamente esaminata a tavolino – si sia già molto raffreddata a fronte delle criticità già emerse. Valorizzare 2 miliardi per la compagnia del gruppo cinese Hutchinson Whampoa significherebbe riconoscere un multiplo superiore a 7 sull’ultimo Ebitda per una società che negli ultimi anni ha sempre prodotto perdite, si porrebbe poi un problema di Antitrust (la quota domestica nel mobile supererebbe il 40%) e “politico”, con l’emergere di un nuovo socio di riferimento cinese per l’incumbent tricolore.

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