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Telecom, rete e 3 Italia ai supplementari

Telefonica, che è l’unico socio industriale dell’azionariato Telco, è per l’integrità di Telecom. Il management spinge per le operazioni straordinarie, l’integrazione con 3 Italia e lo scorporo della rete: lo ha detto chiaramente all’assemblea annuale il presidente esecutivo Franco Bernabè. Il comitato ristretto presieduto dallo stesso Bernabè e partecipato da Julio Linares, Gabriele Galateri, Elio Catania e Luigi Zingales sta nel mezzo. Ma oggi al consiglio Telecom, che si terrà a Milano a partire dalle 9,30, a quanto pare di capire, non proporrà l’avvio delle trattative con H3G, bensì illustrerà il lavoro preparatorio svolto finora e sarà poi il board a decidere se richiedere ulteriori approfondimenti o se lasciar cadere l’ipotesi. In ogni caso dal cda di oggi non dovrebbe uscire fumata bianca alle trattative con il gruppo di Hong Kong.
Alla riunione parteciperà direttamente anche il presidente di Telefonica, Cesar Alierta, di ritorno da New York, a conferma che il board di oggi si preannuncia delicato. Sul tavolo c’è anche il progetto di scorporo della rete, allo studio da ormai un anno: ci sarà certamente un aggiornamento dello stato di avanzamento dei lavori e probabilmente una definizione del perimetro dell’asset da societarizzare. Ma anche qui le attese della vigilia non sono per un passaggio decisionale vincolante. Nell’azionariato Telco c’è chi manifesta molta cautela e sostiene la necessità di ponderare bene una mossa che non ha precedenti nel panorama europeo e che, anche per questo, non si può sbagliare.
Per tornare a 3 Italia, dall’analisi preliminare sarebbero emersi numeri distanti dalle aspettative del gruppo di Hong Kong, che vorrebbe valorizzare la sua controllata a una cifra vicina ai 2 miliardi. Fonti vicine a 3 Italia traducono nel 10%-15% la percentuale di capitale Telecom che Hong Kong dovrebbe ottenere con lo scambio e sostengono che nessun advisor, nemmeno della controparte, ha azzardato stime del 3-4%.
A scorrere i bilanci della società operativa H3G Spa si evince che dalla nascita, nel ’99, fino al 2011 (il bilancio 2012 non risulta ancora disponibile) il quarto operatore mobile ha accumulato 8,66 miliardi di perdite. La società è stata però ripatrimonializzata dalla controllante, ultimamente tramite prestiti infruttiferi a 50 anni che hanno permesso di abbattere il debito e di consolidare il patrimonio netto. Nel 2009 infatti l’azionista cinese ha erogato in questo modo 3 miliardi e l’anno successivo altri 1,4 miliardi. Il valore del debito infragruppo attuale, nell’ultimo bilancio disponibile, è stato iscritto per 244,5 milioni, in aggiunta a 1,2 miliardi di debiti verso banche (principale creditore Nordea). Parallelamente il patrimonio netto, rispetto ai 250,8 milioni del 2007, si è rafforzato a 4,24 miliardi nel 2011: al capitale sociale di 474 milioni si aggiungono 12,4 miliardi di riserve e si tolgono 8,6 miliardi di perdite.
Sul versante dei ricavi i 2,08 miliardi del 2011 sono poco sotto i 2,12 miliardi del 2007: è cambiata però la composizione perchè i servizi di tlc sono scesi al 73% dal 97%, mentre le vendite di terminali e accessori sono aumentate dall’1% al 25%. C’è poi la voce “altri ricavi” che non sono “caratteristici” e che variano notevolmente di anno in anno, influenzando anche l’andamento dell’Ebitda. Voce consistente nel 2010, quando gli altri ricavi hanno raggiunto la cifra di 460,3 milioni (in aggiunta a 1,88 miliardi di ricavi “tradizionali”) e l’Ebitda ha toccato il massimo del quinquennio a 516,8 milioni. Nel conto dei 460,3 milioni rientrano 312 milioni quale fair value del riconoscimento del diritto all’assegnazione di frequenze Umts, da parte del ministero per lo Sviluppo economico, provvedimento derivante dalla normativa comunitaria mirante a mettere a disposizione di ogni operatore la medesima dotazione di frequenze. Dal confronto dei bilanci emerge infine il diminuito peso degli ammortamenti: anche questo ha contribuito a migliorare il risultato finale, passato da una perdita netta di 1,23 miliardi nel 2007 a un rosso di 141,5 milioni nel 2011. In particolare, sugli ammortamentamenti ha inciso la durata delle licenze Umts, inizialmente, nel 2001, stimata in 15 anni, aumentata a 20 anni nel 2002 e a 35 anni nel 2009 con facoltà di chiedere ulteriori allungamenti. Dal 2009 le licenze Umts sono considerate a vita utile illimitata non più oggetto di ammortamento ma di impairment test annuale.

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