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Telecom, resta il nodo presidenza

Telecom prova a migliorare la governance. Ma il vincolo è non cambiare lo statuto, perchè non ci sarebbe la maggioranza sufficiente per farlo. E in più il board può solo dare “raccomandazioni”, perchè le proposte del management che saranno esaminate oggi in consiglio toccano temi che sono di competenza dell’assemblea, e quindi degli azionisti. Sul tavolo dovrebbe arrivare la proposta di ridurre da 15 a 11 il numero dei consiglieri, in modo da assegnare alle minoranze, seppur sempre con tre posti, un maggior peso specifico. Inoltre si suggerirà di aumentare ad almeno il 60% la componente di candidati indipendenti nelle liste per il rinnovo del cda. Sul concetto di indipendenza “rafforzato” – si vedrà oggi come – è intenzionata a esercitare una stretta sorveglianza anche la Consob, che ha recentemente chiesto chiarimenti relativamente alle posizioni di Jean Paul Fitoussi e a Mauro Sentinelli, il primo perchè siede anche nel consiglio di sorveglianza di Intesa che è azionista Telco, e il secondo in quanto ex top manager del gruppo.
Su entrambi i fronti, comunque, non dovrebbero registrarsi obiezioni da parte degli azionisti Telco, mentre invece resta improbabile l’adesione alla richiesta, che unisce le minoranze, di applicare lo statuto per la nomina del presidente, laddove si dice che il consiglio interviene se non vi ha già provveduto l’assemblea. È evidente che nella situazione attuale la nomina diretta del presidente in assemblea potrebbe far emergere una maggioranza differente da Telco, che col 22,4% ha dominato negli ultimi sei anni: i candidati dei fondi non possono assumere cariche, ma nulla vieta agli investitori istituzionali di votare per una lista diversa, tecnicamente anche associabile.
La nomina diretta del presidente fa parte del pacchetto di proposte, messo a punto da Lucia Calvosa (indipendente in quota Assogestioni) e allegato alla documentazione per il cda, che contempla il cambio di statuto, assegnando alla maggioranza i due terzi (e non più i quattro quinti) dei posti, invariati a 15. Se, almeno per quanto riguarda la nomina del presidente, dovesse passare la linea della minoranza, lo si potrà verificare – oggi o il prossimo 6 marzo, quando è previsto un altro cda – con l’ordine del giorno dell’assemblea che sarà convocata per il 16 aprile. Se non fosse previsto, basterebbe la richiesta della sola Findim (Marco Fossati), col suo 5%, per ottenere l’integrazione dei punti da sottoporre ai soci, aggiungendo la nomina del presidente.
Una dialettica, quella sulla governance, che si è sviluppata finora sostanzialmente tra società e minoranze, dato che oltrettutto, nella compagine di maggioranza relativa, non si sa più chi sia impegnato davvero a restare in partita. Mediobanca, ma anche Generali (e probabilmente, di conseguenza Intesa) sono intenzionate a dare disdetta ai patti Telco, con la prossima finestra d’uscita che si apre a giugno. E Telefonica proprio ieri ha annunciato una profonda riorganizzazione del gruppo che, da una parte, rafforza la posizione dell’ad José Maria Alvarez-Pallete e dall’altra individua quattro Paesi core, direttamente sotto l’ad, che sono Spagna, Brasile, Germania e Regno Unito. Non c’è l’Italia nel poker d’assi mentre il Brasile, a sottolinearne l’importanza, è stato separato dal resto del Sud-America sotto la guida di Paulo Cesar Texeira. Il responsabile delle attività in America Latina, Santiago Fernandez Valbuena, rientrerà invece a Madrid come direttore delle strategie, a riporto del presidente Cesar Alierta. Tutto da verificare se non ci saranno riflessi nei rapporti con Telecom Italia, considerato anche che col cambio di Governo a Roma Alierta ha perso un interlocutore col quale era già stato aperto un dialogo.

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