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Telecom pronta a svalutare gli avviamenti

Lunedì al board Telecom non ci sarà sul tavolo solo il destino di Ti-media/La7 (che potrebbe concedere l’esclusiva a uno dei due offerenti, oppure rinviare al dopo-voto quando potrebbe concretizzarsi una terza offerta). Oltre a fare il punto sul bond ibrido (si veda articolo sotto), a quanto risulta è atteso infatti anche un passaggio sull’impairment test dal quale – è ormai scontato – gli ingenti avviamenti del gruppo non usciranno indenni. L’esito puntuale del test sarà ratificato dal consiglio del prossimo 7 marzo, insieme con i conti definitivi del 2012, ma – a quanto risulta – esisterebbe già un range plausibile, sebbene ancora ampio, entro il quale si collocherà la svalutazione: si va da un mimimo di 2 miliardi a un massimo di 4, con la possibilità che la cifra finale vada a convergere sui 3 miliardi. Telecom, nonostante abbia già rettificato il goodwill per 7,3 miliardi nel 2011, ha ancora 36,8 miliardi di avviamenti, concentrati sul mercato domestico, che riflettono le operazioni di accorciamento della catena societaria post-Opa e l’incorporazione di Tim.
L’ulteriore svalutazione degli avviamenti avrà l’effetto di azzerare contabilmente l’utile dell’esercizio 2012, e tuttavia Telecom potrà attingere alle riserve – che, compreso l’utile di gestione realizzato, si aggirano intorno ai 9 miliardi – per pagare i dividendi già annunciati: 450 milioni, la metà dell’anno prima quando erano già stati ridotti.
Per Telco l’indicazione sulla procedura di impairment è attesa per valutare la svalutazione che dovrà apportare alla propria partecipazione (pari al 22,4% del capitale ordinario di Telecom), tant’è che il consiglio della holding partecipata da Telefonica, Generali, Mediobanca e Intesa-Sanpaolo si riunisce proprio il giorno dopo, martedì 19 febbraio (il 26 è invece in calendario il cda di Mediobanca per la semestrale). Il tema della svalutazione dell’avviamento Telecom è legato infatti a doppio filo a “come” e a “quanto” il socio di riferimento contabilizzerà la partecipazione. A riguardo c’è da dire che Telco affida tradizionalmente il mandato a Lazard per aggiornare periodicamente il valore della quota, che incorpora un premio di maggioranza relativa. Ci sono dunque due “impairment test” in corso: quello di Telecom Italia e quello della stessa Telco, con il secondo che non può tecnicamente partire senza che sia definito il primo e soprattutto che deve tener conto di una ulteriore svalutazione degli asset intangibili di Telecom.
Secondo indiscrezioni, il consiglio di amministrazione di Telco del prossimo 19 febbraio, tra i diversi argomenti, dovrebbe affrontare infatti anche il tema della valutazione della partecipazione nel gruppo di tlc. Attualmente il pacchetto Telecom è in carico a 4,5 miliardi di euro contro un valore di Borsa pari a circa 1,9 miliardi. Il prezzo unitario di carico di 1,5 euro è in pratica più del doppio del valore di mercato di 0,63 euro. Non a caso in molti si aspettano che i grandi soci di Telco vadano verso un riallineamento di valore. Le scommesse si orientano su un nuovo prezzo di carico di 1,2 euro che, considerando i circa 3 miliardi di azioni nel portafoglio della holding, si tradurrebbe in una minusvalenza da contabilizzare in bilancio nell’ordine di 900 milioni. Una perdita che avrebbe un impatto di circa 100 milioni a testa per Mediobanca e Intesa Sanpaolo, azioniste all’11,62% di Telco, e del doppio (200 milioni) per Generali, a cui fa capo il 30,58% del veicolo. Per gli spagnoli di Telefonica si arriva fino a circa 400 milioni. Un ulteriore “costo” che si va a sommare a minori entrate per quest’anno, dato che la scatola di controllo dell’operatore tlc deve fare i conti con dividendi dimezzati rispetto all’anno prima per circa 60 milioni.

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