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Telecom, presidente indipendente

L’unanimità del cda Telecom sulla governance è solo apparente: in realtà ieri si è assistito all’ennesima divisione tra amministratori di maggioranza e amministratori di minoranza, anche questi ultimi in ordine sparso. Le “raccomandazioni” generali portate avanti dal management sono state approvate punto per punto con l’unanimità dei presenti, ma le proposte specifiche avanzate dal consigliere indipendente in quota Assogestioni Lucia Calvosa sono state invece respinte senza appello. Quella di assegnare alla lista più votata la maggioranza dei due terzi dei posti in cda avrebbe richiesto una modifica dello statuto, impossibile da far passare senza l’assenso di Telco: i sì sono stati solo due e cioè quelli della Calvosa, che l’aveva proposta, e quella del lead independent director Luigi Zingales. Sulla previsione di applicare i dettami dello statuto per la nomina del presidente direttamente in assemblea il sì è arrivato invece dalla sola Calvosa. Il che ha aperto un giallo sulle dichiarazioni rilasciate da alcuni consiglieri al termine della riunione che sembravano far intendere il contrario. La nomina del presidente spetterà a ancora a Telco? «Questo lo deciderà l’assemblea», ha risposto, uscendo, il direttore corporate di Intesa, Gaetano Miccichè, che ha aggiunto: «È stato un buon cda con il contributo di tutti». «C’è stata l’unanimità, compresi gli indipendenti: abbiamo ascoltato il mercato», ha confermato Tarak Ben Ammar, consigliere anche di Mediobanca, precisando che si tratta «solo di raccomandazioni, non ci può essere arroganza visto che forse nessuno di noi sarà nel prossimo consiglio». Mentre Massimo Egidi, il terzo indipendente in quota Assogestioni, aveva osservato che era stato trovato «un buon punto di equilibrio».
L’Asati che era uscita con un comunicato dove festeggiava la supposta scelta di nominare il presidente Telecom in assemblea è intenzionata a rivolgersi a procura e Consob per quelle che ritiene indicazioni fuorvianti. Gli uffici dell’Authority di mercato si riservano di approfondire meglio il tema oggi, ma il comunicato che è arrivato in serata a mercati chiusi ha già tagliato la testa al toro. La linea portata avanti dal management, che è quella che è passata, raccomanda di scendere a 11 o a 13 consiglieri rispetto ai 15 previsti oggi, un’alternativa meno favorevole alle minoranze di quanto fosse atteso alla vigilia, dato che in tutti e tre i casi i posti riservati alle minoranze sarebbero tre, con differente peso specifico, minore nel caso di un board a 15 e maggiore nel caso di riduzione a 11: resta confermata la regola dei quattro quinti dei posti alla lista più votata. Per la presidenza, non esecutiva, si suggerisce di scegliere tra gli indipendenti, che comunque dovrebbero essere in maggioranza nel board, con connotati di competenza, professionalità, esperienza nel settore e candidati anche esteri. Comitati controllo e rischi, nonchè nomine e remunerazione dovrebbero altresì essere presieduti da indipendenti, mentre si suggerisce di non costituire il cominato esecutivo, con ciò rafforzando il ruolo dell’ad. L’apertura più favorevole alle minoranze, consultata anche la Consob, riguarda però la riduzione dall’1% allo 0,5% del capitale necessario per poter presentare una lista: una sorpresa che nessuno aveva pensato di sollecitare.

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