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«Telecom preda, come il mercato italiano»

MILANO — «L’essere preda è un problema che non riguarda solo Telecom Italia ma tutto il mercato italiano». Con il Ftse Mib a 13.545 punti è scontato che le quotazioni siano un po’ tutte ai minimi. Ma, certo, l’ancestrale paura dell’uomo — l’essere «preda» — risvegliata dal presidente di un gruppo come Telecom, Franco Bernabè, colpisce. E preoccupa. «Tutto il mercato italiano ha una capitalizzazione in base alla quale con minime risorse si può acquisire il patrimonio industriale italiano». Bernabè ha parlato rispondendo alle domande sull’esistenza di un progetto che coinvolga Mediaset e sulle mosse del patron messicano, Carlos Slim, in Europa. America Movil sta tallonando l’olandese Kpn e Telekom Austria. «Non è nell’interesse del Paese mettere a saldo l’industria italiana». Le regole del gioco le ricordava anche un vecchio spot televisivo qualche anno fa: al mattino che tu sia preda o predatore inizia a correre. Sicuro. Però fa la differenza essere da una parte o dall’altra. Per questo, ha aggiunto il manager, le nostre aziende «vanno difese e non possiamo permetterci che vadano in svendita». Il titolo Telecom è sceso in questi giorni ai minimi dal ’97, risalendo ieri a 0,71 euro (+1,57%). Già la settimana scorsa Bernabè aveva avvertito che «a questi prezzi e con una cassa di nuovo cospicua Telecom può diventare un bersaglio goloso», facendo un riferimento al patron di America Movil, Carlos Slim, che nel 2007 è stato a un passo dall’acquisto dell’azienda italiana.
Fatti due calcoli, alle attuali quotazioni per acquistare il 29,9% del gruppo telefonico italiano (appena sotto la soglia dell’Opa ma oltre il 22,4% con cui lo controlla attualmente Telco) sarebbe sufficiente un investimento di circa 3,75 miliardi di euro. Per la maggioranza assoluta del 50,1% bisognerebbe prevedere un esborso di 6,25 miliardi.
Si tratta, ha specificato Bernabè parlando in generale di tutto il mercato, di un fenomeno «molto preoccupante, perché l’Italia ha grandi aziende di successo e con un ruolo sul mercato internazionale: l’ultima cosa che ci si può permettere è perderle».
Tra i motivi che stanno mettendo sotto pressione Telecom c’è anche il dibattito-scontro con Cdp-Metroweb su come portare la rete ultrabroadband nelle prime 30 città italiane, a partire da Milano. Al centro di tutto c’è il valore dell’asset rete in rame che, a seconda delle soluzioni, potrebbe iniziare a perdere valore. «Se c’è la disponibilità una soluzione si troverà» ha concluso il manager.
Intanto sembra essersi fermata la cessione di Matrix a Libero, la società di Naguib Sawiris. Mancherebbe l’intesa sul prezzo dopo l’aggiornamento dei valori nel bilancio. Un passo indietro quando tutto sembrava chiuso.

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