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Telecom poker spietato. E sempre meno ricco

Autunno un po’ a carte coperte per gli operatori telefonici italiani: appena rientrate dalle sudate ferie Telecom, Wind, Vodafone e 3 sembrano più che altro concentrate sui propri dossier interni.
I fronti aperti
Franco Bernabè, presidente di Telecom Italia, sembra guardare alla partita delle 30 città da traghettare verso la banda ultralarga, in competizione con Metroweb. È stato questo il principale argomento della sua uscita a «veDrò», il tradizionale appuntamento di Enrico Letta che tutti snobbano a voce ma che poi sembra imperdibile. In effetti a Milano, la prima città da cui tutti vogliono partire come appare scontato, sembra già essersi aperta una sorta di «guerra» dei condomini con le prime perlustrazioni avviate sia da Metroweb che dall’ex monopolista telefonico.
Ma in verità sul breve termine il manager di Telecom studia con maggiore apprensione l’affaire La7. Dopo essersi liberato a luglio dell’altro dossier caldo, quello di Matrix ceduta al portale Libero di Naguib Sawiris, ora Bernabè vorrebbe liberarsi velocemente del canale tv. Alla porta si vocifera che ci siano una quindicina di offerte anche se l’unico nome certo uscito allo scoperto è quello di Claudio Sposito, l’ex manager di Fininvest che ora gestisce il fondo Clessidra. Sposito sarebbe della partita insieme a Marco Bassetti, ex numero uno mondiale di Endemol anche nell’epoca Mediaset. E proprio la «vicinanza» dei due uomini all’impero del Biscione lascerebbe perplessi alcuni osservatori politici che per ora preferiscono guardare all’evoluzione del caso e anche a cosa potrebbe dire l’AgCom, già chiamata a decidere sulle norme di attuazione dell’ex beauty contest, una patata bollente che da sola basterebbe. Peraltro lo stesso Bernabè non è mai stato considerato uomo con simpatie per il Pdl ma ci sono argomentazioni che sembrano prevalere sulle affinità elettive politiche: La7 nell’ultimo semestre ha registrato un risultato operativo negativo per 49 milioni di euro su 70 milioni di fatturato. E ci sono le cedole da pagare.
A meno che, a voler pensare male, la presenza dell’ombra berlusconiana non sia un’azione di disturbo agli interessi di De Benedetti.
Chi sembra mordere il freno sul fronte del business è sicuramente Wind con il nuovo amministratore delegato Maximo Ibarra che ha già lanciato la sfida al settore («diventeremo i numeri uno nel mobile») e che adesso non può più tornare indietro. Gli ultimi dati semestrali danno Wind in crescita del 3% sui clienti del mobile anche se in termini di fatturato il gruppo perde un po’ a causa delle terminazioni mobili e, forse anche a causa dei maggiori «costi» di attrazione dei clienti causati dalla campagna «minuto vero». Il risultato nel secondo trimestre è stato comunque notevole: il gruppo ha convinto il 75% delle persone che nel periodo hanno deciso di attivare una nuova sim telefonica.
Nel frattempo Naguib Sawiris ha concluso il suo percorso di sostanziale abbandono di Vimpelcom. Come documentato dal Sole 24 Ore il magnate egiziano è sceso allo 0% del capitale, lasciando il campo ai due colossi che da tempi non sospetti avevano manifestato una certa antipatia reciproca di cui aveva beneficiato proprio Sawiris. Ora i norvegesi di Telenor hanno il 39,5% di Vimpelcom, poco sotto il 40,5% dei russi di Altimo. Ma va anche detto che le vicende degli azionisti sembrano in questo momento passare un po’ sopra la testa del manager fresco di nomina. Al limite la questione si porrà alla scadenza del mandato se non saranno state mantenute le promesse.
Per ultimo c’è Vodafone il cui amministratore delegato, Paolo Bertoluzzo, ha appena incassato dallo scorso primo agosto il ruolo di chief executive officer della regione Sud Europa del gruppo inglese, con la responsabilità di Italia, Spagna, Grecia, Portogallo, Albania e Malta. La nomina ha avuto anche un effetto di «stabilizzazione» delle voci che volevano il manager con la valigia in mano e in partenza per Londra a rafforzare il team degli italiani dietro al quale si è arroccato in questi ultimi anni il ceo mondiale Vittorio Colao. Una voce alimentata anche dal recente passaggio sotto il cappello di Vodafone Uk della stessa moglie di Bertoluzzo, Francesca Fiore.
Banda larga
Per ultimo e per tutti c’è la questione degli investimenti sulle reti Lte di quarta generazione: comprate le frequenze telefoniche — che peraltro sembra proprio che non saranno liberate in tempo dallo Stato — ora si tratta di investire altrettanto nelle nuove antenne.
Forse qualche cosa di più potrebbe arrivare nei prossimi due appuntamenti, anch’essi immancabili che tutti snobbano ma solo a voce: il workshop Ambrosetti di Cernobbio nel prossimo weekend e quello di Capri organizzato da Between per il 4 e 5 ottobre.

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