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Telecom perché fa gola il gioiellino brasiliano

Centomila reais, 50.000 dollari. Il costo di un fuoristrada giapponese. Era la fiche di ingresso, nel 1999, per il mercato brasiliano delle telecomunicazioni. Un tavolo appena apparecchiato, dopo la fine del monopolio statale, ma coperto da un tappeto verde: ci credevano in pochi, giocare era un azzardo. I telefoni di casa erano statali, così come i pochi cellulari e la nascente banda larga di Internet. Non funzionava nulla, e persino a Rio per avere una linea c’erano solo due alternative: aspettare sei mesi o spendere mille dollari per comprarne una al mercato nero.
Storia
In quell’era remota — ma sono passati appena 13 anni — un ex capitano dell’esercito israeliano scommise che tutto questo in Brasile sarebbe presto cambiato. Si chiamava Amos Genish, veniva da un’ esperienza negli Stati Uniti e dopo essersi appassionato alla telefonia rurale in Sudamerica aveva fondato una società dal nome evocativo, Global Village Telecom. Che investì, appunto, solo 50.000 dollari per comprare una licenza regionale, al momento della privatizzazione dei telefoni brasiliani. Oggi la brasiliana Gvt è preda ambita delle maggiori telecom mondiali, e in prima fila c’è quella italiana. E’ talmente cresciuta che per acquistarla le pretendenti si dovrebbero svenare a botte di miliardi di euro. Nel caso di Telecom Italia, l’operazione potrebbe addirittura portare ad un riassetto dell’azionariato: come si è venuto a sapere nelle scorse settimane, Bernabè e i suoi manager sono interessati a Gvt, ma potrebbero farcela soltanto con i soldi dell’egiziano Naguib Sawiris, ex padrone di Wind. Attenti agli sviluppi ci sono poi gli spagnoli di Telefonica, grandi azionisti di Telecom, e sempre diffidenti sull’espansione degli italiani in Sudamerica (qui le due società sono concorrenti) e il messicano Carlos Slim, che in Brasile controlla Claro. In lizza per Gvt ci sarebbe anche la brasiliana Oi (fisso e cellulare), che ora può contare con gli apporti di capitale di Portugal Telecom, suo maggiore azionista. E infine DirectTv.
Una bella soddisfazione per il 52enne Genish: della Gvt il manager israeliano è il padre, ne è ancora il Ceo ma non è più il padrone. La scommessa iniziale la vinse nel novembre del 2009, quando vendette la maggioranza ai francesi di Vivendi per 2,9 miliardi di dollari. Oggi Gvt è di nuovo in vendita, ma di miliardi di euro i francesi ne vogliono ben 7. Una cifra difficile da trovare con questi chiari di luna. Se Vivendi è costretta a vendere il suo gioiello brasiliano per esigenze di cassa, Telefonica e Telecom Italia non se la passano troppo bene, sedute su montagne di debiti. Eppure i manager italiani di Tim Brasil non possono fare a meno di vantare gli enormi vantaggi di una sinergia con Gvt. «Siamo l’acquirente ideale e anche il gruppo che avrebbe meno problemi di antitrust», dicono a Rio de Janeiro. Insomma, trovate i soldi!
Motivi
Vediamo perché. L’idea del piccolo investimento di Genish, nel 1999, fu di concorrere alla licenza meno ambita: il pacchetto in vendita era il Sud, insieme al Centro-Ovest e al Nord del Brasile, l’Amazzonia. Luoghi difficili dove far arrivare i telefoni e rispettare le mete imposte dal governo. La sua, poi, era la licenza specchio, il secondo operatore. Genish piazzò la sede a Curitiba, città «bianca» ed efficiente del Sud e riuscì a convincere i soci internazionali a prestargli centinaia di milioni di dollari e i suoi uomini a lavorare duro. In appena due anni riuscì a servire il 100% delle abitazioni delle città con più di 200.000 abitanti. Genish capì poi che Gvt doveva puntare sull’eccellenza e i clienti migliori del Sud del Brasile, sempre offrendo le ultime novità in termini di velocità e banda. Con un servizio impeccabile.
Oggi Gvt offre voce, ha la banda larga più veloce del Brasile, una infrastruttura eccellente e un piede nella pay-tv. Ha, insomma, tutto quello che manca a Tim, l’operatore che in Brasile è il più sbilanciato sul mobile. Quella a cui manca una vera offerta completa, e i cui primi tentativi di offrire banda larga e voce sul fisso sono stati finora timidi e ben poco gratificanti. La vicenda Gvt mostra che il peso di Tim Brasil sulle strategie di Telecom cresce. E che quindi non accompagnarne le ambizioni può diventare assai rischioso per il futuro di tutto il gruppo.

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