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Telecom, per S&P vicina a junk Si teme il verdetto Moody’s

Ultimo avvertimento da Standard & Poor’s per Telecom Italia. A mercati chiusi, l’agenzia Usa ha annunciato di aver messo il merito di credito del gruppo sotto osservazione con implicazioni negative. La decisione finale sarà presa entro fine novembre, ma S&P ha anticipato che l’esito più probabile sarà il declassamento del rating da BBB- a BB+. Un livello compatibile con la previsione che il rapporto debito netto/Ebitda (rettificato secondo i criteri di S&P) si attesti intorno a 3,4 nel 2013-2014 e che l’incertezza sulla direzione strategica del gruppo possa sciogliersi solo nell’arco di uno-due anni. Solo un aumento di capitale o una dismissione significativa nel breve termine, spiega S&P, eviterebbe il downgrading a junk, “spazzatura”. Neppure si può pretendere una soluzione immediata dal piano che l’ad Marco Patuano presenterà al board il 7 novembre, piano che non potrà che delineare le strategie a medio termine: dare risposte su come recuperare la debolezza del mercato domestico e indicazioni su quale sarà il destino delle partecipate sudamericane che, in ogni caso, Telecom non può permettersi di svendere. Per lo meno il gruppo ha liquidità sufficiente a coprire le scadenze del debito fino a fine 2015.
A questo punto, sul mercato si ritiene imminente il verdetto di Moody’s, che delle tre agenzie internazionali era quella più vicina al junk, avendo messo Telecom in credit watch già dall’8 agosto. Nella stessa direzione, va l’indicazione, segnalata dalle comunicazioni Consob, che il magnate egiziano Naguib Sawiris ha raddoppiato nel giro di una settimana la sua posizione short sul titolo, che ora riguarda l’1,2% del capitale. Segno che Sawiris, dopo essersi fatto avanti senza successo per entrare in Telecom tramite un aumento di capitale, vede ora prospettive al ribasso per il titolo.
Per tornare a S&P, il credit watch, spiegano gli analisti dell’agenzia Usa, fa seguito alle dimissioni del presidente esecutivo Franco Bernabè e riflette la percezione che il gruppo debba far fronte a «un’incertezza crescente riguardo le sue future strategie». S&P ritiene che ancora nel 2014 e nel 2015 la performance operativa del gruppo possa soffrire (-8%/9% il calo previsto dell’Ebitda quest’anno; alzate a -5%, nello scenario migliore, le previsioni di erosione dei ricavi l’anno prossimo) e che esistano pochi margini per abbattere il debito. S&P ritiene «improbabile» che Telecom possa ridurre la leva nel breve termine con un aumento di capitale. E cautela viene anche espressa sul recente rafforzamento di Telefonica in Telco. Essendo gli spagnoli in diretta competizione in Brasile e Argentina, questo, secondo l’agenzia Usa, «crea ulteriori rischi di una perdurante mancanza di direzione strategica in Telecom Italia».
Il “voto” di S&P su management e governance passa da “fair” a “soddisfacente” per una serie di motivi: la «mancanza di chiarezza sulle strategie», compresa la «continua incertezza sul progetto di spin-off della rete» e lo sviluppo della rete di nuova generazione; «evidenti» problemi di esecuzione connessi alla recente revisione al ribasso della guidance; «debolezza della governance» collegata alla struttura azionaria che, a giudizio di S&P, rischia di rallentare il processo decisionale sulle tematiche strategiche. Tuttavia, concede S&P, la designazione a ceo con pieni poteri, seppur temporanea, di un manager di vasta esperienza nel business domestico e internazionale riduce il rischio che il giudizio scivoli a “weak”, debole.

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