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Telecom passa agli spagnoli per soli 850 milioni di euro e scoppia un caso politico

Un’altra azienda italiana prende la via dell’estero. Questa volta non si tratta di moda ma di Telecom Italia, il colosso che opera nello strategico settore delle telecomunicazioni. L’annuncio è stato dato ieri mattina dai soci italiani del gruppo, Generali, Mediobanca e Intesa Sanpaolo che nella notte tra lunedì e martedì hanno raggiunto un accordo con gli spagnoli di Telefonica per il rafforzamento di questi ultimi fino al 70% della holding Telco, che controlla il 22,4% di Telecom. Tuttavia, non appena l’annuncio è divenuto ufficiale il mondo politico ha improvvisamente scoperto l’importanza di un’azienda come Telecom per il tessuto industriale del paese invocando provvedimenti perché possa rimanere italiana. Un allarme arrivato non solo dal Pd e dal Pdl ma anche dai grillini, dalla Lega e da Sel. Così già stamattina il presidente di Telecom Franco Bernabè riferirà in Parlamento sulle conseguenze della vendita di Telecom a Telefonica e martedì toccherà al premier Letta fare il punto della situazione.
Il passaggio di mano è avvenuto a prezzi doppi di quelli di Borsa ma sostanzialmente bassi in valore assoluto. Gli spagnoli per salire al 66% sottoscriveranno inizialmente un aumento di capitale da 324 milioni e successivamente un altroda 117 milioni li porterà al 70%. Poi alleggeriranno i soci italiani di una gran parte del prestito da 1,7 miliardi emesso dalla holding Telco pagando in azioni Telefonica. Ecco quindi che con un esborso di circa 850 milioni è passato di mano il controllo della quota di maggioranza relativa di Telecom Italia senza passare per il mercato di Borsa poiché si tratta di una partecipazione inferiore al 30%. Il prezzo per azione Telecom (1,09 euro) pagato dagli spagnoli è comunque molto lontano dai 2,75 euro che la cordata italo-spagnola riconobbe nel maggio 2007 alla Pirelli di Marco Tronchetti Provera.
Il conto finale potrebbe salire di un altro miliardo se Telefonica nel corso del 2014 deciderà di salire al 100% di Telco liquidando del tutto i soci italiani. Ma in questa prima fase Telefonica ha tutto l’interesse a rendere graduale il passaggio di proprietà, poiché deve ottenere dalle autorità competenti alcuni via libera importanti. La Consob, per esempio, deve certificare che il rafforzamento fino al 70% nel capitale di Telco non comporti un obbligo di consolidamento dei conti Telecom fino nella società madre,cioè in Telefonica. In poche parole vorrebbe dire portare nella pancia della società spagnola, che è già gravata da 54 miliardi di debiti netti, altri 29 miliardi che fanno capo alla società italiana. In secondo luogo il presidente di Telefonica Cesar Alierta deve sciogliere il delicato nodo delle partecipazioni in America Latina, in particolare in Brasile e Argentina dove i due gruppi sono presenti con società proprie e in sovrapposizione. «L’accordo per il riassetto di Telco porta stabilità nell’azionariato di Telecom e indipendenza del gruppo — ha scritto il gruppo spagnolo in una nota — . Telefonica continuerà ad astenersi dal partecipare o di influenzare le decisioni che incidono sui mercati in cui entrambe le società sono presenti».
In realtà in Brasile è risaputo che gli uomini di Alierta hanno già sondato i concorrenti sulla possibilità di uno “spezzatino” di Tim Brasil, il secondo operatore di mercato ancora in forte crescita. Se si trovasse un accordo che fosse soddisfacente anche per l’Anatel — l’authority di settore brasiliana — Telefonica attraverso la sua controllata Vivo si rafforzerebbe ulteriormente e così farebbero in parte anche Claro (di proprietà di America Movil) e Oi (l’operatorebrasiliano). Il risultato sarebbe una Telecom Italia con meno indebitamento ma totalmente concentrata sul maturo mercato italiano.
Allo stesso tempo la società di Alierta nulla ha dichiarato sulla volontà di continuare il processo di scorporo della rete già iniziato dall’attuale cda. Gli spagnoli si erano astenuti al momento della decisione finale e ora potrebbero tirare il freno a mano nonostante le pressioni della politica. Soprattutto Telefonica non ha preso alcun impegno sul fronte degli investimenti necessari ad accelerare lo sviluppo della banda larga in Italia e a garantirei livelli occupazionali delgruppo.
Ora si attendono le decisioni del cda di Telecom in programma il prossimo 3 ottobre. Per evitare un declassamento del debito il management era intenzionato a proporre un nuovo piano industriale finalizzato anche all’ingresso di un nuovo socio attraverso un aumento di capitale riservato. La presa del controllo da parte di Telefonica, però, rende difficile questa strada poiché gli spagnoli sono sempre stati contrari a una ricapitalizzazione e con il 22,4% hanno in mano un sostanziale diritto di veto.
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