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Telecom, parte la battaglia delle deleghe

Il comitato nomine di Telecom Italia si riunisce questa mattina per esaminare una rosa di nomi per la presidenza, un appuntamento che dovrebbe essere il penultimo prima del consiglio del 7 novembre nel quale dovrebbe essere presa una decisione. La sostituzione al vertice di Franco Bernabè si preannuncia però particolarmente complicata in questa fase, dal momento che intorno a metà dicembre dovrebbe tenersi l’assemblea richiesta dalla Findim per valutare la revoca degli amministratori espressi da Telco che, se passasse, farebbe decadere l’intero consiglio.
In queste condizioni nessuna candidatura “seria” sembra spendibile e, a quanto risulta, anche l’attuale ad di Poste italiane, Massimo Sarmi, che è il nome più gradito nell’azionariato di riferimento, non ritiene di accettare un incarico prima che sia chiarito il quadro. D’altra parte, potrebbe essere criticabile presentarsi ai soci con la presidenza vacante. Attualmente la “supplenza” per la rappresentanza della società fa capo al vice-presidente Aldo Minucci che aveva accettato di svolgere la funzione, in conformità con quanto prevede lo statuto, ma nella prospettiva di tempi relativamente brevi, che a questo punto sono invece destinati ad allungarsi. Sulla carta, l’unica soluzione praticabile sembrerebbe essere quella di assegnare la carica, fino al termine del mandato, all’interno del board. Se Minucci, che è già presidente Ania (l’associazione delle compagnie d’assicurazione), non fosse disponibile, sempre secondo le previsioni dello statuto, la palla dovrebbe passare al consigliere più anziano, cioè a Jean-Paul Fitoussi. La situazione, comunque, al momento è ancora sufficientemente confusa.
Intanto, ad assemblea non ancora convocata (lo dovrebbe fare il cda del 7), si stanno già scaldano i giocatori a bordo campo in vista di una partita che si prospetta tutta improntata a far incetta di deleghe. Telco – o meglio Telefonica, visto che i soci italiani (Generali, Mediobanca, Intesa), sono prospetticamente in uscita – ha già ingaggiato Georgeson, società americana, ma con filiali europee anche in Italia e Spagna, specializzata in proxy fight, la stessa che aveva affiancato Salini nella battaglia per Impregilo. Per convincere gli investitori occorre però presentare proposte concrete. A riguardo pare che Telefonica abbia maturato l’intenzione di comunicare i suoi progetti su Telecom, quale potenziale nuovo azionista di riferimento post-Telco, non appena il presidente Cesar Alierta avrà incontrato, come ha richiesto, il premier Enrico Letta. Incontro che dovrebbe tenersi la settimana prossima, dopo che Letta avrà incontrato l’ad Telecom, Marco Patuano.
Dall’altra parte c’è Marco Fossati che nelle prossime due settimane si muoverà tra New York e Londra, dove sta già incontrando i principali investitori per spiegare i motivi della sua iniziativa. In sostanza, la convinzione di Findim, azionista al 5%, è che, in questa fase delicata per il futuro del gruppo, Telecom abbia bisogno di un board veramente indipendente da Telco, di fatto da Telefonica, che ha il doppio ruolo di azionista di riferimento e concorrente in America Latina. La preoccupazione principale è la svendita delle attività sudamericane di Telecom Italia, che sono le uniche aree di crescita del gruppo. Del resto, allo stato di conoscenza dei fatti, per il mercato investito in Telecom i nuovi accordi Telco, che concedono agli spagnoli tutte le opzioni possibili senza impegni come contropartita, non offrono alcuna garanzia. Tant’è che Naguib Sawiris, che si era offerto di iniettare mezzi freschi in Telecom, ha rilanciato la sua scommessa al ribasso, aumentando la posizione scoperta sul titolo all’1,5% del capitale.
In mezzo c’è l’azienda. Con l’ad, Marco Patuano, in questi giorni a Rio de Janeiro, dove sta incontrando la prima linea dei manager di Brasile e Argentina per mettere a punto il business plan delle partecipate sudamericane. Al cda del 7 novembre Patuano presenterà il piano industriale che, a quanto risulta, riaffermerà la strategicità del Brasile e rinvierà a tempi (regolamentari) migliori il progetto di scorporo della rete, promosso da Bernabè. Da verificare se, senza operazioni straordinarie, il piano sarà o meno autofinanziabile. Dopo l’approvazione, lo staff manageriale illustrerà il piano in road-show. Non è escluso che, come già fatto in passato, Telecom possa appoggiarsi alla società di consulenza Sodali per organizzare gli incontri con i principali investitori. Far conoscere i propri progetti al mercato è sempre utile, tanto più in vista di un’assemblea che potrebbe rivoluzionare la composizione del board.

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