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Telecom non si sbilancia sui soci

Nel comunicato Telecom la risposta ai fondi non c’è. Non c’è la valutazione di merito chiesta dal comitato dei gestori – coordinato da Assogestioni e sostenuto da un gruppo di investitori istituzionali internazionali di primo livello – alle proposte del socio al 20,1% Vivendi che ha messo sul piatto della prossima assemblea una rosa di quattro nomi di peso per fare ingresso nel board, ampiandolo da 13 a 17 componenti. Ma c’è invece una risposta implicita nella relazione degli amministratori che accompagna l’integrazione dell’ordine del giorno dell’adunanza del 15 dicembre e che, a sorpresa, velatamente pare contraddire le posizioni espresse dal vertice della compagnia alla vigilia della riunione del consiglio che si è tenuta ieri a Milano, con l’ad Marco Patuano in collegamento da Roma, laddove si dice che «il consiglio di amministrazione ribadisce di reputare la propria attuale composizione adeguata in termini quali-quantitativi e soddisfacente il lavoro e l’impegno dei consiglieri» e che «in chiave prospettica, e cioè nell’ottica del superamento della fase transitoria che ha caratterizzato la recente evoluzione delle compagine azionaria, un numero di consiglieri compreso tra 11 e 13 viene tuttora considerato congruo ed adeguato».
La contestazione dei fondi faceva leva sul concetto di diluizione del peso dei tre consiglieri espressi dal mercato, con l’allargamento del board da 13 a 17 membri, mentre l’appunto che si faceva ai candidati da votare in blocco era relativo alla richiesta di deroga per posizioni in concorrenza con l’attività di Telecom (peraltro non si capisce quali siano). In qualche modo la valutazione del board dà sostegno alla prospettiva di un voto negativo all’ampliamento del numero dei consiglieri.
Continua pagina 39 Antonella OlivieriContinua da pagina 37 Il presidente Telecom Giuseppe Recchi, intervenendo al convegno dei piccoli azionisti Asati, aveva parlato di «rafforzamento» del board con l’ingresso dei francesi in termini di apporto di nuove «competenze». con questo riecheggiando la relazione di Vivendi, allegata alla richiesta di aggiungere i 4 consiglieri, che spiega come, tra l’altro, questo permetterà di «arricchire ulteriormente le competenze presenti nell’ambito dell’organo amministrativo, che si alimenterebbe del contributo di nuove professionalità e esperienze di primario livello in contesti internazionali, così favorendo una più efficace azione del consiglio». L’ad Patuano, da parte sua, aveva osservato che se un azionista ha il 20% «portarlo a bordo è buona governance».
Vivendi ha ricordato, nella relazione di accompagnamento, di essere salita al 14,9% solo nel giugno 2015 e di non aver concorso di conseguenza alla nomina del’attuale consiglio Telecom, che era i carica dalla primavera dell’anno prima. Ancora, la media company presieduta da Vincent Bolloré ha ribadito che l’investimento in Telecom è di «lungo periodo» e «rientra nella strategia di sviluppo delle attività del gruppo in Europa». Dunque, in quest’ottica – prosegue la relazione – «Vivendi ritiene coerente con l’entità e le finaità del proprio investimento disporre della possibilità di concorrere all’elezione in sede assembleare di quattro nuovi amministratori». Restando alla finestra, altrimenti, «Vivendi non riuscirebbe, sino alla scadenza dell’odierno consiglio di amministrazione, a contribuire in modo fisiologio e costruttivo alla migliore gestione della società nell’interesse di tutti gli azionisti».
I quattro nuovi amministratori – il ceo di Vivendi Arnaud de Puyfontaine, il coo Stéphane Roussel, il cfo Hervé Philippe e l’indipendente Felicité Herzog – resteranno in carica, se eletti, fino alla scadenza naturale del consiglio, nella primavera del 2017 quando si terrà l’assemblea di bialncio 2016. Ovviamente la legittimità di Vivendi a inoltrare la proposta non era in discussione. La società francese ha infatti più del 2,5% del capitale ordinario che consente a un azionista di richiedere l’integrazione dell’ordine del giorno di un’assemblea. Nella fattispecie si tratta dell’adunanza che era già stata convocata in sede straordinaria (maggioranza dei due terzi dei presenti per la delibera) il 15 dicembre per la conversione delle azioni di risparmio. Le proposte di Vivendi saranno invece sottoposte all’assemblea in sede ordinaria (maggioranza semplice dei presenti per la delibera). Sono quattro: ampliamento del numero dei consiglieri da 13 a 17; proposta dei quattro nomi già esplicitati in blocco; adeguamento pro-quota del compenso complessivo annuo del cda; autorizzazione ai nuovi amministratori a proseguire nelle attività indicate nei rispettivi curriculum vitae «con svincolo del divieto di concorrenza rispetto a queste attività» ai sensi dell’articolo 2390 del codice civile.
Il consiglio Telecom, dopo aver osservato che l’attuale numero dei consiglieri è adeguato anche in prospettiva, ha però concesso “salomonicamente” che «la nomina di ulteriori consiglieri può essere un’opportunità di arricchimento per il consiglio di amministrazione, quando chi sia chiamato a parteciparvi sia portatore di professionalità ed esperienze capaci di contribuire fattivamente al processo decisionale della società». E che nel caso della proposta di Vivendi «l’idoneità dei candidati appare indiscutibile, sia per qualificazione professionale sia per loro consuetudine con realtà imprenditoriali che per dimensioni e complessità sono comparabili a Telecom Italia». L’ingresso dei francesi, mantenendo comunque una maggioranza di consiglieri indipendenti, apporterebbe ulteriori competenze «manageriali» e «conoscenze specifiche nel settore e in business contigui».
Il board quindi si augura che l’assemblea prenda una posizione «quanto più condivisa». I tre amministratori espressi dai fondi alla fine si sono mossi in ordine sparso. Francesca Cornelli è rimasta sulla linea oltranzista (contro la diluizione dei consiglieri di mercato) e ha votato l’unico no del cda, Davide Benello ha votato a favore, Lucia Calvosa era assente al momento del voto.

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