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«Telecom non è controllata da Vivendi»

L’Agcom stringe sul dossier Vivendi. Ieri l’Autorità guidata da Angelo Cardani ha ascoltato il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, nell’ambito dell’indagine sulla posizione del gruppo francese che con il tentativo di scalata al Biscione è arrivata a detenere il 29,9% dei diritti di voto a Cologno, aggiungendoli al 24,8% che già deteneva in Telecom. L’Autorità deve valutare se Vivendi ha il controllo o un’influenza dominante nelle due società.

Una prima determinazione c’è già stata. È quella del collegio sindacale di Telecom che nell’ultima riunione ha detto che Vivendi esercita un «controllo di fatto» sulla società, in base della normativa Consob sulle parti correlate, salvo poi essere smentito dal consiglio d’amministrazione che all’unanimità ha bocciato la relazione dei sindaci. Durante l’ultimo consiglio «ci siamo chiesti se qualcuno dei consiglieri si senta persuaso dai consiglieri di Vivendi. All’unanimità, a parte i consiglieri di Vivendi che si sono astenuti, il consiglio ha detto di no», ha riferito il presidente di Telecom, Giuseppe Recchi, ieri in audizione al Senato insieme al ceo, Flavio Cattaneo.

In serata, su richiesta Consob, Telecom ha aggiunto dettagli. Secondo i sindaci, poiché «nelle diverse circostanze l’organo consiliare “si è sempre espresso secondo la posizione proposta ovvero dichiaratamente ed energicamente sostenuta dagli amministratori di provenienza di Vivendi”» questa «convergenza di opinioni» è sufficiente «per poter accertare la sussistenza, ai fini della disciplina delle operazioni con parti correlate, di una posizione di controllo di Vivendi». Il board di Telecom, che aveva chiesto dei pareri ai giuristi Piergaetano Marchetti e Giuseppe Portale, spiega la nota, dopo aver verificato che «l’interpretazione elaborata dal Collegio sindacale non trova riscontro né nella disciplina sulle operazioni con parti correlate, né nei principi contabili internazionali» ha spiegato che il controllo consiste nel «potere di determinare le politiche finanziarie e gestionali di un’entità al fine di ottenere benefici dalle sue attività» e che detto potere «differisce dalla mera “influenza notevole”, di cui è incontestato Vivendi disponga rispetto a Tim». Quindi «tutti gli amministratori hanno escluso qualsivoglia “soggezione”» e dunque il «controllo» da parte di Vivendi. Dal voto si sono astenute Lucia Calvosa e Francesca Cornelli, autrici di «una proposta di rafforzamento, su base esclusivamente volontaria, dei presidi sulle operazioni riferibili a Vivendi e ai suoi amministratori» che sarà valutata dal board.

Federico De Rosa

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