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Telecom, Niel «punta» 225 milioni

Si alza il velo sui numeri dell’investimento dell’imprenditore francese Xavier Niel in Telecom Italia. Secondo quanto comunicato in un filing depositato in Sec, Niel ha pagato 178 milioni di euro per le opzioni call regolate in azioni e 47 milioni per quelle regolate cash. Sono queste le cifre sinora investite per il 10,2% e il 5%, rispettivamente, di strumenti derivati sul capitale di Telecom Italia. Nel filing, inoltre, si apprendono anche i prezzi di esercizio delle opzioni, che variano da 1,22 euro per azione per quelle in scadenza a giugno 2016 a 1,299 euro per quelle in scadenza nel 2017. Interessante che su alcune delle opzioni Niel ha comprato opzioni a 1,24 euro, rivendendole a 1,45 euro, ipotizzando quindi di realizzare una plusvalenza di 20 centesimi.
I dettagli sull’operazione di Niel arrivano a una settimana dall’assemblea del 15 dicembre di Telecom Italia.Le prime indicazioni sui soci che saranno “presenti” all’appuntamento potrebbero arrivare già nelle prossime ore, quando i grandi azionisti dovranno inviare alla società la certificazione relativa ai titoli depositati.
Continua pagina 31 Marigia ManganoContinua da pagina 29 Ma sul mercato il toto assemblea è in pieno svolgimento con esiti del tutto imprevedibili. E il titolo, nell’attesa, soffre con il mercato e lascia sul terreno il 2,35%.
A sparigliare le carte su una assise che si preannuncia ricco di colpi di scena, è stata la comunicazione della partecipazione potenziale della banca d’affari americana Jp Morgan: dopo Vivendi, primo socio con il 20% del capitale, e l’imprenditore francese Xavier Niel, che ha costruito una posizione lunga pari al 15% nell’ex monopolista italiano, anche Jp Morgan ha comunicato a Consob di poter contare su una posizione lunga del 10,1%. La quota della banca americana si compone di una partecipazione effettiva pari al 4,515% del capitale, di una posizione potenziale pari al 2,461% e di altre posizioni lunghe per il 3,158%. La partecipazione potenziale, spiega la Consob, deriva da contratti di opzione call che verranno regolate con la consegna dei titoli e la possibilità di esercizio in differenti date fino al 7 luglio 2017. Jp Morgan è la banca presso cui Telefonica, attraverso un contratto di total equity return swap, ha «parcheggiato» la quota in Telecom messa al servizio del prestito convertendo con cui è uscita dall’azionariato del gruppo italiano. Il contratto prevede infatti che gli spagnoli, alla data del 19 luglio 2017, possano riacquistare dagli americani azioni Telecom comprese tra il 5,4% e il 6,5% del capitale, così da poter consegnare i titoli ai sottoscrittori del prestito convertendo che scadrà il 24 luglio 2017. Se dunque buona parte della quota appare funzionale agli accordi con Telefonica, resta da capire la parte restante che in molti sul mercato associano a Niel. Tant’è che l’opinione prevalente è che dietro la banca americana ci sia proprio il patron di Free che potrebbe a breve nominarla advisor insieme a Lazard. Altri invece ritengono che il pacchetto sia il risultato del forte attivismo di Jp Morgan sul titolo. E altri ancora non escludono che la posizione possa essere riferita a un “terzo” attore. Certo è che un nuovo “azionista” si è posizionato nel libro soci. E la Borsa inizia a ragionare sui possibili scenari.
L’ultima modifica del libro soci rappresenta il segnale di un attivismo dei grandi investitori attorno a Telecom, i cui assetti di controllo sono oggetto di giochi che vedono al momento schierati su fronti contrapposti i francesi di Vivendi e, con un ruolo ancora tutto da decifrare, Niel. Due posizioni che si dovranno confrontare all’assemblea del 15 dicembre chiamata a deliberare, oltre che sulla conversione delle azioni di risparmio, anche sull’allargamento del board da 13 a 17 componenti, con l’inserimento di 4 uomini di Vivendi. Una richiesta che non è piaciuta ai fondi che hanno fatto sapere che voteranno no all’ampliamento del cda Telecom . Se ci saranno i numeri per contrastare Vivendi dipenderà ovviamente dall’affluenza in assemblea e, in particolare, dall’effetto sull’esercizio dei diritti di voto di quel 15,1% al quale è esposto con derivati il patron di Iliad Xavier Niel.
Se la richiesta di Vivendi fosse bocciata, tecnicamente il gruppo presieduto da Vincent Bolloré potrebbe chiedere direttamente il rinnovo anticipato del cda alla prossima occasione utile, ma è altrettanto vero che un risultato di tale portata potrebbe portare i francesi a rimettere in discussione l’intera strategia su Telecom Italia e considerare anche l’uscita dal gruppo tlc con la cessione della quota. In questo scenario, peraltro, l’approvazione della conversione delle risparmio, attesa da anni dal mercato, potrebbe anche non passare. Se Vivendi si astenesse, per esempio, il suo voto sarebbe registrato come contrario ,col rischio concreto che il 20,1% che possiede possa essere sufficiente a costituire una minoranza di blocco per una delibera che richiede la maggioranza qualificata dei due terzi.

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