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Telecom, Niel all’esame Consob

Questa mattina in Consob, a rispondere agli interrogativi suscitati dalla sua strana ascesa in Telecom, ci sarà direttamente lui: il quarantottenne Xavier Niel, patron di Iliad, che è spuntato in proprio nel capitale dell’incumbent tricolore con una «posizione lunga» complessiva del 15,1%. La posizione è stata interamente costruita con i derivati, ma con modalità differenziate, senza chiarezza sulla possibilità effettiva di disporre delle azioni con i relativi diritti di voto e con quale tempistica e senza che sia comprensibile il disegno sottostante. Oggi, dunque, Niel incontrerà gli “uffici” della Consob che stanno esaminando la questione sotto diversi punti di vista, mentre allo stato non risulta essere in programma un incontro con il presidente Giuseppe Vegas. Anzitutto è da chiarire la natura dei contratti stipulati su azioni Telecom. Da quanto risulta a «Il Sole-24Ore» queste posizioni non sono state costruite con un blitz, ma accuratamente preparate almeno a partire da settembre. Poi è da capire se il flusso di informazioni nei giorni precedenti l’annuncio vada a toccare in qualche modo la disciplina del market abuse. E infine – anche se la pista col passare del tempo sta perdendo sempre più spessore – è da capire se ci siano elementi per ipotizzare un’azione di concerto con l’altro azionista francese, Vivendi, che detiene azioni ordinarie per il 20,03% del capitale. Dunque, saranno coinvolte almeno le divisioni emittenti, mercati e corporate governance. Niel non sarebbe tenuto a esplicitare quale è la sua strategia di investimento, ma è certo che l’Authority di mercato non mancherà di chiederglielo e il fatto che l’imprenditore/finanziere si presenti in prima persona a Roma fa pensare che non abbia l’intenzione di sottrarsi a un chiarimento.
Sabato Niel ha anche incontrato a Parigi il presidente di Telecom Italia, Giuseppe Recchi, che – di ritorno da un viaggio in Patagonia – si è ritrovato con l’azionariato in fermento. Si sa che la visita di Recchi non è stata limitata al nuovo potenziale azionista transalpino, ma affiancata a un incontro col vertice dell’attuale – almeno sulla carta – socio di riferimento (non però col presidente di Vivendi, Vincent Bolloré, che nel fine settimana si trovava già negli Usa). Cosa si siano detti non si sa, ma Recchi è uscito dall’incontro con Niel convinto di una mossa “amichevole” da parte di quest’ultimo. Se questo significa che non ci sono Opa in vista, diciamo che Piazza Affari – dove il titolo ha chiuso sostanzialmente invariato (+0,08% a 1,27 euro) – l’aveva già capito. Il presidente Telecom ha chiesto però ieri un incontro ufficiale con il ministro del Tesoro Pier Carlo Padoan, che l’ha ricevuto nel pomeriggio, al quale avrà spiegato meglio il contenuto dei colloqui parigini, oltre che a fornire rassicurazionio sul piano di investimenti per la rete.
Da parte sua Vivendi – per bocca del suo ceo Arnaud de Puyfontaine – ha messo le mani avanti su fantomatici scenari di Opa. De Puyfontaine – in dichiarazioni riprese dal Financial Times – ha ribadito che Vivendi non è in contatto con nessun potenziale partner per lanciare un’offerta d’acquisto su Telecom Italia, che l’investimento in quest’ultima non è stato concertato con alcuno. «Nessuna discussione», nè con Orange, nè con il magnate egiziano Naguib Sawiris, nè con Xavier Niel, a proposito di Telecom Italia, ha assicurato il ceo della media company transalpina. Che non ha escluso in teoria la possibilità di incrementare la quota fino a sotto la soglia dell’Opa, ma ha anche fatto presente che la cosa «non è in agenda: non sarebbe coerente con la nostra posizione di non diventare proprietari di telecomunicazioni». Almeno per il momento, dunque, Vivendi si fermerà al 20% in attesa di capire meglio il senso dell’intervento di Niel. Cdp, da parte sua, ha negato ieri incontri in agenda con esponenti dei due fronti francesi, ma per il resto è rimasta a carte coperte.

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