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Telecom, nessun veto a Metroweb

Maratona veneziana dei consiglieri Telecom, che si sono riuniti dalle 9,30 di mattina fino verso alle 18. Cappello generale, la periodica dinamica strategica, all’interno della quale il tema clou era il dossier Metroweb. Non era prevista una delibera a riguardo, ma solo un’informativa per illustrare al board lo stato dell’arte sulle “conversazioni” che sono state tenute con i soci di Metroweb, il Fondo strategico della Cdp e F2i, anche dopo che, il 19 febbraio scorso, il cda aveva deciso di congelare l’operazione, ritirando di fatto la manifestazione d’interesse iniziale finalizzata a rilevare la maggioranza di Metroweb. inclusa Milano.
Nessun veto da parte del board a proseguire nei contatti, sulla base però di uno schema preciso. E cioè: che Telecom abbia la maggioranza del capitale e che la guida operativa sia affidata all’incumbent. L’ambito della possibile joint-venture, nell’evoluzione dei discorsi, è stato limitato a Metroweb sviluppo, in sostanza una “scatola vuota” che avrebbe il compito di replicare il modello di Milano in altre città. Metroweb Milano resterebbe invece fuori da questo schema, non solo per semplificare le problematiche antitrust, ma anche per superare la questione del diritto di veto/gradimento vantato da Fastweb, che è azionista con l’11,7% della società operativa controllata da Metroweb.
Per rilevare la maggioranza della newco e nel contempo offrire le “garanzie” richieste dalla controparte pubblica sulla serietà dell’impegno agli investimenti, la soluzione trovata è la sterilizzazione dei diritti di voto su una parte della quota Telecom, in modo da rendere sostanzialmente paritetica la partecipazione dell’incumbent rispetto a quella dei due fondi, ma da permettere all’operatore di beneficiare degli sgravi fiscali. Si è tornati alla formula 40%-20%-40%: Telecom cioè rileverebbe il 60%, tramite un aumento di capitale, sterilizzando il voto sul 20%, con lo scongelamento della quota subordinato all’avanzamento degli investimenti e al completamento di un quadro di regole che assicurino la “neutralità” dell’infrastruttura e l’accesso paritetico a tutti gli operatori. Il «no» al condominio è inderogabile come pure la designazione dell’ad. Ovviamente si tratta di “condizioni” che andranno verificate con la controparte la quale, a quanto risulta, avrebbe dato una sorta di “ultimatum” a ieri per una risposta da parte di Telecom. Che necessariamente non avrebbe potuto essere definitiva, dato che mancano tasselli essenziali per una valutazione compiuta. Il Governo infatti sta ancora aspettando da Bruxelles un chiarimento sul tema degli “aiuti di Stato”, mentre la Ragioneria sta facendo i conti perchè mancano le coperture per il credito d’imposta, nel caso in cui arrivassero molte richieste a riguardo: nodi che stanno bloccando l’emanazione del decreto attuativo sugli incentivi fiscali per lo sviluppo della banda ultralarga.
Altro punto toccato ieri riguarda la presa d’atto dell’«impegno genrale, irrevocabile e vincolante» assunto da Telefonica a rinunciare a tutti i diritti “politici” sulle azioni Telecom, impegno che sarà rafforzato con la modifica dello Statuto Telecom, imposta dall’Anatel, e che dovrà essere approvata all’assemblea del 20 maggio. La sterelizzazione dei diritti di voto e il divieto a partecipare alle assemblee riguarda solo il dopo-Telco (si veda «Il Sole-24Ore» del 19 marzo). Ciò significa che, se arriverà in tempo anche l’ok dell’Antitrust argentino alla scissione, e Telefonica avrà le azioni Telecom direttamente in portafoglio, l’impegno preso varrà anche per l’adunanza del 20 maggio. In caso contrario, la titolarità delle azioni sarà in capo a Telco che parteciperà e voterà con l’intera quota del 22,4%.
Da segnalare inoltre le dimissioni dal Comitato nomine di Flavio Cattaneo, motivata dagli impegni assunti (ad di Ntv). Al suo posto subentrerà nel comitato Luca Marzotto, sempre indipendente.
Infine, non se ne è parlato ieri, ma del tema è stato informato il consiglio nella riunione di giovedì 19 (di cui il cda veneziano era la prosecuzione). È stato dato infatti dato mandato a un revisore esterno, Kpmg (era stato chiesto un preventivo anche a Ernst&Young), di avviare una disamina completa dell’operatività dell’ufficio acquisti. Questo dopo due segnalazioni anonime, inoltrate per procedura interna al Comitato controlli e rischi presieduto da Lucia Calvosa, che denunciavano sospette sovrafatturazioni da parte di un fornitore, allo scopo di pagare “stecche” a dirigenti Telecom. Oltre all’incarico a Kpmg è stato avviato in parallelo anche un audit interno, che sta accertando la fondatezza delle denunce. Indagini suscettibili quindi ancora di sviluppi.

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