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Telecom, missione americana per Fossati

Stavolta la presa non la molla. Ha trovato uno spiraglio in cui infilarsi per guastare i giochi e vuole andare fino in fondo Marco Fossati. Dopo aver chiesto formalmente a Telecom Italia la convocazione di un’assemblea per la revoca dal consiglio dei rappresentanti di Telco, il patron di Findim ha iniziato a muovere le sue pedine. «L’accordo raggiunto in Telco non ha rispettato le minoranze» spiega Fossati, critico verso l’accordo che a gennaio consegnerà a Telefonica il controllo di Telecom Italia. L’imprenditore milanese si è mosso «a difesa dei diritti delle minoranze, che sono gli stessi di Findim». Non è al controllo che punta ma alla tutela del suo investimento: «Serve una strategia che tiri fuori valore dall’azienda. Finora non ne sono stati capaci».

Da quando ha investito in Telecom, Fossati ha provato più volte a suggerire strategie, senza tuttavia riuscire a trovare ascolto. Stavolta si è mosso in modo diverso. La richiesta di revoca del board è un’insidia molto seria per Telefonica. Potrebbe anche provocare un ribaltone in consiglio. Sulla carta i numeri giocano a favore di Telco, che ha il 22% di Telecom. Ma qualcosa gli spagnoli temono se hanno chiesto alla Georgeson, società specializzata in raccolta deleghe, di affiancarli in vista della prossima assemblea. Il «proxy fight», ossia una battaglia sulle deleghe di voto, è uno scenario possibile. C’è un caso che a Piazza Affari ha fatto scuola ed è quello della scalata della Salini a Impregilo, vinta per un pugno di deleghe. Che Fossati voglia tentare il bis, creando una nuova maggioranza in assemblea? Possibile. In questi giorni l’imprenditore si sta spostando tra New York e Londra, le due capitali della finanza e dei grandi fondi che potrebbero rivelarsi determinanti per l’esito della partita. Oggi gli investitori istituzionali, italiani ed esteri, controllano circa il 30% del capitale del gruppo telefonico. In Assogestioni ci sono voti «pesanti» e quindi preziosi tanto per Fossati quanto per Telco.
Resta da vedere se il consiglio già convocato per il 7 novembre procederà alla convocazione dell’assemblea chiesta da Fossati o si riserverà di farlo in una riunione successiva. È probabile che sarà convocata subito. Ma l’appuntamento del 7 novembre sarà decisivo anche per capire la strategia di Telecom post Bernabé e in particolare se il processo di scorporo della rete, andrà avanti. Il piano su cui sta lavorando l’amministratore delegato Marco Patuano, secondo indiscrezioni non prevederebbe più lo spin-off ma una manovra più «light» per garantire la cosiddetta «equivalence of imput» per garantire l’assoluta parità di trattamento nell’utilizzo della rete ai concorrenti.
Non è chiaro se la retromarcia sia direttamente legata al riassetto azionario di Telco e alla salita di Telefonica. Si sa che gli spagnoli sono contrari allo scorporo, ma anche che in previsione del passaggio del controllo di Telecom lo spin-off della rete è diventato un totem, a difesa del quale il governo ha varato in fretta e furia la golden power. Ieri il numero uno della Cassa depositi e prestiti, Giovanni Gorno Tempini ha ribadito la disponibilità a partecipare alla società della rete: «Abbiamo già detto che la porta è sempre aperta». Il presidente della Cdp, Franco Bassanini, secondo indiscrezioni è andato piuttosto avanti con il lavoro e tra le ipotesi su cui si sarebbe confrontato con il ministero dello Sviluppo economico ci sarebbe l’emissione di bond, da utilizzare anche per l’acquisto di una quota della rete.

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