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Telecom, l’offerta cinese in consiglio

MILANO — La vigilia del consiglio di amministrazione di Telecom Italia di questa mattina alle 9,30 — in cui si discuterà dell’eventuale aggregazione con 3 Italia — è stata vissuta con relativa tranquillità in Borsa dopo l’eccitazione dei giorni scorsi che ha fatto guadagnare al titolo il 12% in una settimana. Il titolo ha chiuso con un leggero rialzo, +1% a 0,60 euro, segno che il mercato mostra scetticismo sulla realizzabilità della proposta avanzata in un memorandum of understanding dal gruppo telefonico di Hong Kong guidato dal magnate Li Ka Shing al presidente Franco Bernabé.
H3g punterebbe a conferire in Telecom l’operatore mobile 3 Italia in cambio di una quota del gruppo telefonico italiano fino al 29,9%. La base di partenza della discussione dovrebbe essere una stima di 2 miliardi di 3 Italia in cambio della quale i cinesi otterrebbero azioni Telecom valutate 1,2 euro, pari al prezzo di carico del socio di maggioranza Telco (Telefonica, Intesa Sanpaolo, Generali e Mediobanca). Oggi il consiglio di amministrazione potrebbe dare a Bernabé un mandato a esplorare e approfondire il tema, dopo i «contatti preliminari non vincolanti» dichiarati dalle stesse società. Per il gruppo si tratta del secondo abboccamento con un potenziale partner, dopo la bocciatura della proposta di un aumento di capitale riservato all’ex patron di Wind, l’egiziano Naguib Sawiris.
Su H3g le posizioni dei soci sono ancora di attesa. Martedì sera Telco, che ha il 22,4% di Telecom, ha fatto sapere di non avere elementi sull’operazione e così i suoi azionisti; la linea che filtra è che si potrà andare avanti nella discussione solo se ci sarà un interesse generale della compagnia, dunque senza mosse che possano avvantaggiare solo i soci di Telco eventualmente disposti a cedere parte delle azioni Telecom. Anche il secondo socio, la Findim della famiglia Fossati, ieri ha messo le mani avanti parlando di operazione «tattica» sul piano nazionale ma senza valenza strategica internazionale, che farebbe arroccare ancora di più Telecom in Italia. E anche sulla questione della trattativa con la Cassa depositi e prestiti su una società comune della rete, Fossati è stato scettico: «La rete è uno degli asset principali del gruppo», ha detto al Sole 24 ore, «non si può svendere. Perché la Cdp non considera di entrare direttamente in Telecom?». Le discussioni con la Cdp, votate dal consiglio Telecom a dicembre, appaiono però per il momento in stand by anche per lo stallo politico dopo le elezioni.
Così ieri Telco, nella riunione del suo consiglio di amministrazione, non avrebbe affrontato i temi delle operazioni straordinarie. L’incontro è servito a discutere invece del bilancio Telecom da votare all’assemblea di mercoledì 17 e a fare il punto sui debiti del veicolo: la linea dovrebbe essere di rinnovare il prestito soci da 1,7 miliardi fino a febbraio 2015, quando scadrà il patto parasociale. Telecom Italia ha chiuso il 2012 con perdite per 1,6 miliardi dopo aver svalutato gli avviamenti per 4,4 miliardi legati ancora alle operazioni Olivetti/Telecom e all’acquisto delle minorities di Tim. Al netto delle valutazioni ci sarebbe stato un utile netto di 2,4 miliardi. Resta il nodo del debito: 28,27 miliardi, di cui 4,5 miliardi in scadenza quest’anno.

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