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Su Telecom l’ipotesi dello spezzatino e Mediaset sogna un gruppo tricolore

La guerra tra Elliott e Vivendi per la gestione della Telecom Italia, manda a tappeto le quotazioni del gruppo di telefonia, che in attesa del comitato nomine che oggi dovrà indicare il sostituto di Amos Genish, ieri ha perso il 3,2% a 0,52 euro. Gli esperti di Berstein, ad esempio, temono che la gestione degli esponenti del fondo americano, porti a uno spezzatino della società con il rischio di guadagni effimeri nel breve termine, ma di una perdita secca nel lungo periodo.
Fatto sta che se Vivendi non è pronta a scendere a patti con nessuno dopo l’imboscata di lunedì notte fatta al suo amministratore delegato, e quindi i consensi per il dopo Genish si orientano su Alfredo Altavilla, ex braccio destro di Sergio Marchionne in Fca, mentre Luigi Gubitosi parrebbe vincolato dai suoi impengi in Alitalia. Ma dato che Altavilla è il presidente del comitato nomine e remunerazione e non potrebbe votare la sua candidatura, dovrebbe quindi dimettersi, il comitato verrebbe integrato con un altro consigliere, se ne deduce che è il favorito per il ruolo di ad.
Un pasticcio per la verità, questo del comitato nomine, come il cda convocato nella notte di lunedì per revocare la fiducia a Genish e quello chiamato per domenica pomeriggio per nominare il futuro ad. La grande fretta di questi consigli e dei successivi comitati per arrivare a un ricambio ai vertici, sarebbe dettata dalla necessità di arrivare al consiglio del 6 dicembre in cui si esaminerà il budget 2019, con una bozza del nuovo piano industriale da implementare e comunicare subito a inizio dell’anno nuovo. E per fare un nuovo piano, con nuove priorità rispetto a quello detto DigiTim di Genish, che puntava sull’offerta convergente di contenuti digitali, ci vuole un nuovo management.
Anche per questo, lo stesso Altavilla sarebbe orientato a farsi affiancare da due direttori generali che conoscono bene le fragilità e le potenzialità di Telecom. Tra questi si scommette su Stefano De Angelis, ex numero uno di Tim Brasil e con un passato proprio in Fca, che dati i vent’anni di esperienza nel gruppo di tlc potrebbe gestire sia l’acquisizione della rivale carioca Nextel, sia la concorrenza domestica su fisso e mobile. Per lo stesso motivo si profila una promozione a direttore generale di Piergiorgio Peluso, direttore finanziario di Telecom dal 2012, e che da allora è il garante delle banche creditrici, degli investitori e degli obbligazioni.
A tenere un faro acceso sulla partita Telecom c’è anche Mediaset, che peraltro in queste ore ha anche le sue gatte da pelare. I titoli di Cologno hanno perso ieri in Borsa quasi il 7% per il timore che il rallentamento dell’economia penalizzi la raccolta di spot in un periodo delicato come quello di Natale. Un consistente gruppo di analisti, non a caso, ha rivisto al ribasso le prospettive del gruppo e a rendere ancora più cupa la giornata c’è stata la fatwa del presidente Fedele Confalonieri contro la Rai accusata di «svendere la sua merce con sconti del 90-95% sugli spazi pubblicitari».
L’esito della partita sulle tlc è destinato comunque a condizionare, in un modo o nell’altro, il futuro del Biscione, non fosse altro perché Vivendi ha in portafoglio il 29% di Mediaset (con il 19% parcheggiato in un trust su ordine dell’Agcom) mentre il 4 dicembre il tribunale di Milano discuterà di nuovo (probabile l’ennesimo rinvio) la causa miliardaria per danni fatta dai Berlusconi contro i francesi dopo la rottura dell’intesa su Premium. Il timore di Arcore è che un Bolloré costretto (per obbligo o per scelta) a disimpegnarsi da Telecom possa concentrare le sue attenzioni su Mediaset provando a continuare la sua scalata (anche se Fininvest ha il 40% del capitale). Dove ci sono problemi, però, ci sono anche le opportunità. E la speranza di Cologno è che lo spezzatino eventuale di Tim possa portare alla creazione di un gruppo italiano all’incrocio tra media e tlc in cui Mediaset possa avere un ruolo importante. Un sogno antico per l’ex-Cav che si potrebbe realizzare — per ironia della sorte — proprio sotto la regia del governo gialloverde.
Il Biscione tra l’altro sta negoziando da qualche mese un’alleanza a tre con la tedesca ProSiebensat e la francese Tf1.
Tutti gruppi che non hanno vissuto un anno proprio esaltante sul listino. L’intesa è stata finora bloccata da questioni finanziarie (i concambi) e di governance (le poltrone). Ma la discesa in campo di Telecom o un attacco di Vivendi potrebbero accelerare le nozze.
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