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Telecom, la svolta degli indipendenti

 Consiglio a 11 o 13 componenti a maggioranza indipendenti: il board di Telecom Italia ieri ha approvato all’unanimità le «raccomandazioni ai soci per una nuova corporate governance» in vista del rinnovo del cda previsto nell’assemblea, convocata per il 16 aprile. Le liste dovranno dunque essere presentate entro il 22 marzo ma viene «suggerito» di «procedere con ragionevole anticipo» rispetto alle indicazioni di legge. Inoltre viene fissata allo 0,5% la quota minima del capitale per avanzare candidature, soglia finora determinata da Consob pari all’1% .
Nel documento che nasce dalle proposte dell’amministratore delegato Marco Patuano, viene dunque tracciata una governance decisamente differente rispetto all’attuale, che nelle sue linee principali risale alla privatizzazione. Si tratta di raccomandazioni ad aderire alle migliori pratiche internazionali e non di modifiche statutarie, che avrebbero dovuto essere approvate da un’assemblea con un passaggio quindi ormai fuori tempo massimo. Di conseguenza non è stata cambiata la ripartizione dei consiglieri fra lista di maggioranza e la seconda (cioè quella di minoranza che ha ottenuto più voti) che oggi assegna i quattro quinti dei posti disponibili nel board agli azionisti maggiori.
Il punto chiave, che dovrebbe modificare rispetto a oggi la composizione «sostanziale» del consiglio, il cui numero massimo di partecipanti sarà ridotto dai 19 previsti a 11 o più probabilmente a 13, è rappresentato dall’indicazione a presentare liste che contengano «una chiara maggioranza di candidati che si qualifichino come indipendenti in base ai criteri del codice di autodisciplina» con una valutazione però, viene sottolineato «che va effettuata guardando più alla sostanza che alla forma». Si suggerisce dunque «la massima trasparenza nella descrizione dei rapporti di colleganza in senso lato dei candidati nei confronti dei soci di maggioranza relativa, dei presentatori della lista, del relativo management esecutivo, oltre che del gruppo Telecom Italia». È inoltre raccomandato nella scelta dei candidati un «adeguato mix di competenze e professionalità». Indipendente dovrà essere il presidente, che sarà «non esecutivo» e dovrebbe restare di nomina del consiglio (non ci sono indicazioni rispetto alla possibilità, prevista dallo statuto e sostenuta dalle minoranze, di una sua elezione assembleare) e indicato dalla lista di maggioranza. Sempre indipendenti ma provenienti dalla minoranza dovranno essere invece i presidenti del comitato controllo e rischi e di quello nomine e remunerazione.
Al termine del board, che tornerà a riunirà sui conti 2013 (anche se «con riserva di completare l’agenda») il 6 marzo, il consigliere candidato da Telco Tarak Ben Ammar ha sottolineato che la decisione è stata «all’unanimità, compresi gli indipendenti. Abbiamo ascoltato il mercato». Si tratta, ha aggiunto, «solo di raccomandazioni. Non ci può essere arroganza da parte degli attuali amministratori visto che forse nessuno di noi sarà nel prossimo consiglio». E l’indipendente Massimo Egidi, a chi gli chiedeva se avesse vinto la proposta di Patuano o quella della minoranza (in particolare sostenuta da Lucia Calvosa) ha detto che è «stato raggiunto un buon punto di equilibrio». Sul nuovo report di Fitch, secondo cui Telecom avrebbe scarsi margini per conservare il rating attuale (indicazione che ha pesato ieri sul titolo, sceso in Borsa del 4,29%) sempre Ben Ammar ha detto: «Aspettiamo di vedere cosa succede, aspettiamo i risultati del 2014». Anche perché, ha osservato, il downgrading ci sarà «nel caso in cui in numeri non siano buoni».

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