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Telecom, la scure di Moody’s Rating tagliato. “È junk bond”

I 37 miliardi di debiti lordi di Telecom Italia sono diventati “spazzatura”. O almeno così la pensa l’agenzia di rating Moody’s che ha abbassato il giudizio sotto “l’investement grade”, ovvero il livello minimo richiesto da banche e assicurazioni per investire nelle obbligazioni di un’azienda. Sul fronte politico invece il Consiglio dei Ministri oggi deciderà se dare o meno il via libera al “golden power”, quei poteri speciali conferiti allo stato in settori strategici per la sicurezza nazionale come le telecomunicazioni.
Moody’s ha bocciato la qualità del debito Telecom perchè le recenti dimissioni di Franco Bernabè «aumentano il rischio sulle capacità del gruppo di rafforzare lo stato patrimoniale in modo sufficiente da compensare il calo dei ricavi e dei margini a livello domestico». Dato che l’ex presidente aveva lavorato per far approvare un aumento di capitale, senza ricevere l’adeguato supporto dei soci forti di Telco, Moody’s teme per l’incertezza che ci sarà fino a quando il nuovo management avrà illustrato la strategia futura. Dato l’attuale difficile contesto economico, l’agenzia di rating teme inoltre che il gruppo non riuscirà a rispettare gli obiettivi di ricavi e redditività che si era prefissato per il 2013. Immediata la replica di Telecom Italia, che ha precisato che «la società è solida» e ha una forte «capacità di generare cassa» testimoniata dalla presenza in bilancio di 12,8 miliardi di liquidità, vale a dire tutte le risorse finanziarie con cui rimborsare i bond in scadenza dei prossimi due anni.
Dopo la bocciatura di Moody’s sarà più facile per Telefonica sostenere la necessità di dover mettere in vendita le controllate di Telecom in Brasile e Argentina, paesi dove il gruppo spagnolo opera direttamente ed è in conflitto di interessi con la sua partecipata Telecom Italia. «Non è stata formalmente annunciata nessuna dismissione – spiega Carlos Winzer, vice presidente di Moody’s – e qualora si procedesse a vendere asset come ad esempio Tim Brasil, i rischi di portare a termine l’operazione e i tempi per farlo potrebbero non bastare a riportare la qualità dei debiti di Telecom a livello di investment grade».
Intanto oggi sul tavolo del Consiglio dei ministri si materializzerà il decreto sul “golden power”. In base alla legge 56/12, il governo può intervenire in alcuni settori strategici, indipendentemente dalla presenza nel capitale delle aziende che vi operano. La legge prevedeva due decreti applicativi: il primo per il settore difesa che è già stato pubblicato; il secondo per energia, trasporti e tlc è rimasto fermo per mesi, ma ora con l’ingresso di Telefonica l’intervento si è fatto più urgente. Il governo avrà poteri speciali sulla rete e potrà quindi imporre alla Telecom obblighi di natura comportamentale (come sugli investimenti) o strutturale (tra cui ad esempio la cessione della infrastruttura), esercitando anche il diritto di veto nel caso sia a rischio la sicurezza nazionale. Quando il decreto sarà efficace il governo potrebbe quindi chiedere a Telco il piano industriale sottostante l’operazione di investimento nella rete e, se lo ritenesse non idoneo a tutelare «gli interessi pubblici», potrebbe chiederne una modifica.
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