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Telecom, la conta per il consiglio

Milano «Nessun contatto diretto o indiretto si è verificato con il signor Xavier Niel o altri soggetti interessati alla definizione di una posizione rispetto a Telecom». Dopo l’incontro di lunedì in Consob, ieri Vivendi ha ribadito ufficialmente al mercato la propria posizione, escludendo collegamenti con l’imprenditore francese spuntato a sorpresa due settimane fa nell’azionariato di Telecom con una quota potenziale del 15,1%. Nella nota diffusa da Parigi ieri mattina, Vivendi ha inoltre escluso di aver avuto informazioni in anticipo sulla proposta di conversione delle azioni di risparmio, decisa la scorsa settimana dal board di Telecom, e di possedere tale categoria di azioni.
La conversione dei titoli di risparmio Telecom rappresenta uno spartiacque per Vivendi, che in vista dell’assemblea convocata per il 15 dicembre ha fatto pervenire al presidente del gruppo telefonico, Giuseppe Recchi, una richiesta di integrazione dell’ordine del giorno con l’aumento del numero dei consiglieri da 13 a 17 e la nomina di quattro suoi rappresentanti. Vivendi ha il 20% di Telecom ed è logico che dopo quasi un anno passato a bordo campo viglia entrare nella stanza dei bottoni senza dover attendere la primavera del 2017, ovvero la naturale scadenza del board. Ma il percorso è tutt’altro che blindato. Quel 20% potrebbe infatti anche non bastare a Vivendi per portare a termine la manovra. I fondi comuni, italiani e internazionali, che all’ultima assemblea risultavano possedere il 66% del capitale di Telecom, stanno valutando come muoversi. Lunedì sera in Assogestioni c’è stato un primo confronto. Le valutazioni, tuttavia, non riguarderebbero l’ipotesi di una lista di nomi alternativa a quella dei francesi. Almeno non ancora. I money manager starebbero ragionando sull’opportunità di portare il board di Telecom da 13 a 17 membri, come chiesto da Vivendi per far entrare i suoi. Alcuni osservatori fanno notare innanzitutto che sarebbe stato più semplice chiedere a Telco di ridurre la sua rappresentanza per far spazio al nuovo socio di controllo. Una soluzione per mantenere inalterati i pesi nella governance di Telecom, che la mossa dei francesi invece modificherebbe in modo sostanziale: su 17 posti 10 sarebbero occupati dai consiglieri indicati dal vecchio socio Telco, quattro dal nuovo azionista Vivendi, e tre dal mercato che però ha in mano la maggioranza del capitale del gruppo telefonico. Le riflessioni sono in corso e la decisione di Assogestioni dipenderà anche dalle indicazioni dei proxy advisor, fondamentali soprattutto per i fondi internazionali.

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