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Telecom e Kkr avanti sulla rete in rame ma si slitta all’estate

MILANO — Telecom Italia va avanti con Kkr per la cessione di una quota di minoranza della sua rete secondaria, ovvero quella in rame e fibra che dall’armadietto in strada entra fin dentro le case di tutti gli abbonati. Per questa parte di infrastruttura si ragiona su una valutazione di 7,5 miliardi (di cui circa 3,2 miliardi di debiti), e per confermare questa stima Luigi Gubitosi avrebbe incaricato Lazard di fare una fairness opinion sul valore di mercato di questo asset, per poi portare l’operazione all’attenzione del cda.
Il fondo infrastrutturale di Kkr, pur andando avanti nell’analisi dell’infrastruttura e dei piani per sostituire la rete in rame con la fibra, potrebbe però aver bisogno di più tempo, prima di fare un offerta vincolante. L’esclusiva di Kkr scade a fine giugno ma nulla impedisce che venga prolungata per qualche settimana. Fonti vicine al fondo Usa e a Telecom restano convinte che l’operazione potrebbe comunque vedere la luce entro l’estate e che, in concomitanza al consiglio di inizio agosto per l’approvazione della semestrale, Tim possa ricevere un’offerta vincolante per una quota vicina al 40% dell’infrastruttura.
Gubitosi ha sempre ribadito che la trattativa con Kkr non preclude un accordo con Open Fiber (la rete alternativa controllata da Enel e Cdp) che possa dare vita a una rete unica di nuova generazione, di cui Tim ambisce ad essere l’azionista di maggioranza. Nonostante le numerose indiscrezioni, tuttavia, il matrimonio non è mai decollato ma se l’operazione con Kkr dovesse andare in porto potrebbero ripartire le discussioni con Enel. Il gruppo guidato da Francesco Starace, nonostante le numerose pressioni politiche, finora ha sempre dichiarato di non aver fretta di vendere.
Tornando a Telecom, anche alla luce dei risultati del Brasile gli analisti stanno rivedendo al ribasso le stime sul gruppo. La crescita dell’attività carioca frena e, in attesa di chiudere l’acquisto dell’attività mobile di Oi insieme a Telefonica, il cambio valutario si mangia gli effetti positivi su ricavi e margini. Telecom nell’elaborare le sue proiezioni su Tim Brasil stimava un cambio tra euro e real di 4,4, ma in questi giorni la valuta europea è arrivata a valere sei volte quella brasiliana. Tra un debole contesto domestico e un rallentamento della crescita del Brasile e del cambio, Telecom dovrebbe chiudere il primo trimestre con un margine lordo in ribasso di circa l’8%. Pure il secondo trimestre sarà negativo e per gli analisti, causa virus e conseguente recessione, il 2020 potrebbe finire con un Mol (margine operativo lordo) della capogruppo peggiore degli obbiettivi annunciati lo scorso 11 marzo e già rivisti al ribasso rispetto al piano precedente.
La buona notizia è che dopo mesi di ricavi da servizi in forte calo, ad aprile la telefonia fissa di Tim avrebbe registrato i primi segnali positivi. Fermare l’emorragia di linee fisse è un pilastro della strategia di Telecom che come tutti gli ex monopolisti del mondo soffre sia per una progressiva migrazione verso il mobile sia per la forte concorrenza degli altri operatori come Wind3, Fastweb e Vodafone, che sempre più propongono ai clienti offerte combinate. Per Gubitosi stabilizzare il fisso e consolidare la base clienti sul mobile è cruciale per tutti i progetti futuri . Resta da capire se Sky, che a metà giugno partirà con l’offerta di contenuti e fisso, sarà un concorrente temibile oppure no.
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